“FALSO”… dalla fantasia

Questa sezione si chiama così solo perché non è accaduto quello che si racconta.

Di qui a dire che sia falso ce ne corre: conoscete davvero il consumatore medio che si confonde o non si confonde tra due prodotti? Vi è capitato mai di conoscere l’utilizzatore informato in materia di design che sa percepire due forme a seconda del loro carattere individuale?

In questo mese di aprile iniziamo con le storie di Marina, Besiana e Federico.

Hanno almeno tre cose in comune.

La prima è che tutti e tre sono autori nel senso che tutti e tre hanno creato o sono in procinto di creare qualcosa.

La seconda è che per vari motivi, tutti collegati alla loro creazione, provano delle emozioni.

Infine, la terza cosa che hanno in comune è che –  per il fatto stesso della loro creazione – pensano, o semplicemente sognano, di poter cambiare vita.

Qui proviamo a raccontare l’istante in cui è avvenuta l’emozione, solo che – avidamente –anziché interessarci al seguito, ci limitiamo a fare un’analisi giuridica dei diritti sulle creazioni che hanno suscitato l’emozione.

Incontriamo Marina, Besiana e Federico quando il pensiero è così poco strutturato da essere un sogno: il sogno di vestire i panni di qualcun altro, un “cake designer” nel caso di Marina, del “fashion designer” nel caso di Federico o dell’imprenditrice nel caso di Besiana.

Il nostro scopo non è capire se ce la possano fare o meno.

Sappiamo, infatti, che non basta una buona idea per il successo ma servono anche capacità organizzative, mezzi finanziari e una buona dose di fortuna.

Il nostro scopo è solo quello di specchiarci in tre banali micro storie per parlare del design, dei marchi e del diritto d’autore in un modo non convenzionale e forse più attraente per chi non ama il diritto.

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