Confusione tra prodotti di imprese concorrenti: il caso “Enel Green Power”

Confusione tra prodotti di imprese concorrenti: il caso “Enel Green Power”

Con la sentenza 10205/2019 la Cassazione ha ribadito che la sussistenza della possibilità di confusione fra i prodotti di imprese concorrenti va apprezzata dal punto di vista di una clientela specifica di media diligenza e capacità. (cfr. Cass. 21 settembre 2004, n. 18920; 9 marzo 1998, n. 2578; 9 novembre 1983, n. 6625).

Nel caso di specie, l’impresa attrice sosteneva che l’adozione della denominazione sociale confondibile e riproducente il proprio marchio nonché l’utilizzo del medesimo segno distintivo, da solo o anche abbinato ad altri elementi, da parte della società convenuta costituiva sia violazione della denominazione sociale della società attrice che contraffazione dei diritti di marchio di cui quest’ultima era titolare.

Per questo la società attrice insisteva affinché il Tribunale ordinasse alla convenuta, la modificazione della denominazione sociale in base a quanto previsto dall’art. 2564 c.c., imponendo a quest’ultima di eliminare il segno distintivo oggetto di contestazione ed accertando al contempo che l’utilizzo del medesimo segno costituiva anche una violazione dei diritti di marchio vantati dall’attrice.

Il Tribunale, tuttavia,  chiariva che il segno distintivo della società attrice, pur essendo dotato di capacità distintiva, era, comunque, da considerarsi un marchio debole e, perciò, l’utilizzo di un segno simile da parte della convenuta era lecito e non costituiva contraffazione del marchio altrui, essendo il marchio della convenuta dotato di sufficienti elementi di differenziazione.

La società attrice ricorreva, quindi, in appello ma il gravame veniva rigettato con conferma della pronuncia di primo grado che aveva escluso la contraffazione.

La questione veniva portata anche all’attenzione della Suprema Corte.

Gli Ermellini hanno tuttavia respinto il ricorso, ritenendo infondate le censure della ricorrente alla sentenza di appello.

La Corte ha colto l’occasione per fornire due importanti precisazioni in materia.

In primo luogo la Corte ha ricordato che in tema di tutela del marchio debole registrato sono sufficienti a scongiurare la confusione tra i segni distintivi anche lievi modificazioni o aggiunte, con la conseguenza che deve escludersi la confondibilità fra segni distintivi quando il marchio simile risulti sufficientemente caratterizzato.

Inoltre, sempre secondo la Corte, al fine di pervenire ad un giudizio di confondibilità non è sufficiente l’identità delle parole che compongono un marchio, ma occorre, che l’intero segno, nel suo complesso, venga percepito come confondibile, con l’ulteriore precisazione che la ricorrenza della possibilità di confusione tra prodotti deve essere apprezzata dal punto di vista dei consumatori  di media diligenza e capacità, tenendo conto anche dello specifico tipo di clientela cui il prodotto è destinato. (Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha escluso la confondibilità fra i marchi “Green Power” ed Enel “Green Power”, in quanto l’inclusione della parola Enel e di un albero stilizzato nel simbolo hanno dato origine ad un marchio complesso, foneticamente e graficamente distinto dal marchio denominativo “Green Power”, proprio di un’impresa che offre i suoi prodotti ad operatori altamente specializzati).

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