Crowdfunding con “marchio UE”: finanziamenti più facili per le imprese

Crowdfunding con “marchio UE”: finanziamenti più facili per le imprese

Dalla riunione della Commissione affari economici e monetari del Parlamento europeo del 5 novembre 2018, è emerso che il Parlamento U.E. sta lavorando, con una proposta di Regolamento, alla creazione di un autentico mercato interno dei capitali, mediante l’introduzione di un passaporto europeo per i fornitori di servizi di crowdfunding e di un vero e proprio “marchio europeo” per le piattaforme di crowdfunding che permetterà di offrire servizi in tutta l’Europa, sbloccare finanziamenti per le imprese e garantire elevati livelli di trasparenza e di protezione degli investitori. Vengono, altresì, previsti specifici requisiti per la fornitura di servizi, anche transfrontaliera, nonché per la gestione dei rischi operativi. Al fine di incrementare l’accesso al capitale, in particolare per le PMI e per le microimprese, l’U.E. intende anche innalzare la soglia per le offerte di crowdfunding, che passerebbe da 1 a 8 milioni di euro.

Due sono le iniziative legislative specifiche al vaglio: la prima è un regolamento (COM (2018) 113) relativo ai fornitori europei di servizi di crowdfunding e prevede requisiti proporzionati per la fornitura dei detti servizi, facilitazioni per la fornitura transfrontaliera, la gestione dei rischi operativi ed elevati livelli di trasparenza e di protezione degli investitori. La seconda, complementare, è una proposta di direttiva che rientra nello stesso quadro delle iniziative per ampliare l’accesso ai finanziamenti per le imprese innovative, le start up e altre imprese non quotate. Prevede che i fornitori di servizi di crowdfunding siano esentati dagli obblighi di cui alla direttiva “MIFID II” relativa ai mercati degli strumenti finanziari.

Importante sottolineare che la proposta di Regolamento istituisce di fatto un “marchio europeo” per le piattaforme di crowdfunding, basato sia sull’investimento (equity) che sul prestito (lending), che si prefigge di far fronte ai rischi in modo proporzionato. In base alla proposta, un fornitore di servizi di crowdfunding potrà scegliere di offrire o continuare ad offrire servizi a livello nazionale nel rispetto della normativa nazionale applicabile (incluso il caso in cui uno Stato membro decida di applicare il pacchetto “MIFID II” alle attività di crowdfunding) oppure presentare domanda di autorizzazione a fornire servizi di crowdfunding nel quadro del regolamento proposto.

Nel caso di un’autorizzazione concessa nel quadro delle norme dell’Unione, essa coprirà la prestazione di servizi, sia all’interno di un singolo Stato membro sia a livello transfrontaliero. Se il fornitore sceglierà di applicare le norme comunitarie, si vedrà revocata l’autorizzazione concessa ai sensi della normativa nazionale applicabile e rilasciata nuova autorizzazione nel quadro del regolamento europeo che permetterebbe ai fornitori di servizi di crowdfunding di operare nell’ambito di un regime di passaporto in tutti gli stati membri.

La proposta mira, inoltre, a rendere disponibili a favore degli investitori le necessarie informazioni sul crowdfunding, incluse quelle su vari rischi. Per sostenere la fiducia in questi servizi innovativi, essa prevede altresì che gli operatori di crowdfunding dispongano delle necessarie garanzie per ridurre al minimo la probabilità che si concretizzino i rischi.

Quanto ai numeri del crowdfunding: ad aprile 2018 risultano autorizzati in Italia 20 gestori di portali. Gli obiettivi di raccolta spaziano da un minimo di 40 mila euro ad un massimo di 1,5 milioni di euro. Nel corso del 2017, sono state effettuate 112 offerte (di cui 26 ancora in corso nel 2018), per un valore totale di 11,67 milioni di euro, con una percentuale di successo del 45% e la partecipazione di oltre 1.930 investitori.

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