Dell’adolescenza rimpiango solo i capelli. Neanche i DEEP PURPLE

Dell’adolescenza rimpiango solo i capelli. Neanche i DEEP PURPLE

Dell’adolescenza rimpiango solo i capelli. Non rimpiango lo “spirito puro”, la politica per slogan tipo “People have the power” detti senza neanche sapere cos’era il primo articolo della Costituzione della Repubblica Italiana.

Dell’adolescenza non rimpiango la testa che vagava nelle cinque ore di lezione al liceo; non capire che la grammatica era importante e che “sul” e “nel” sono preposizioni articolate che significano cose diverse (o forse era alle medie).

E così lo “smoke on the water” gridato alle feste sulle note dell’omonimo pezzo dei Deep Purple non significava “fumo nell’acqua” ma “fumo sull’acqua”. Follie dell’adolescenza non capire che il fumo dentro l’acqua non può stare mentre il Lago Trasimeno, a due metri da casa, mi avrebbe offerto lo spettacolo della nebbiolina sull’acqua con le sue geometrie variabili testimoni di un continuo divenire.

Ripenso a quello “Smoke on the water”, gridato e non capito, leggendo una sentenza sul marchio DEEP PURPLE emanata il giorno di San Francesco del 2018 dal Tribunale UE.

Si tratta della sentenza resa nel caso T 345/16 e consultabile al link.

Come spesso capita in casi del genere due membri della celebre rock band DEEP PURPLE (Richard Hugh Blackmore e Ian Paice) litigano sulla titolarità del marchio.

Lo fanno dapprima ad Alicante in un’opposizione e relativo appello presso l’EUIPO e poi a Lussemburgo.

A seguito del procedimento oppositivo Blackmore vede ridotto l’ambito merceologico di protezione del suo marchio (originariamente registrato nelle classi 9, 25 e 41 ovvero dischi, file audio, concerti e abbigliamento) al solo abbigliamento (classe 25).

Il diritto applicabile nel caso di specie è di fatto quello inglese sul passing-off; qualcosa di simile (ma non troppo) alla concorrenza sleale da noi regolata ex artt. 2598 cc e ss.

In particolare, a Blackmore spettava di dimostrare che il goodwill del marchio DEEP PURPLE (da noi diremmo l’avviamento ma non è la stessa cosa) fosse riferibile alla sua persona.

Secondo Alicante (che pure era stata generosa nell’ammettere le prove fuori termine) e secondo Lussemburgo (impietoso nel rigettare la riformulazione della domanda in sede di udienza) Blackmore non è riuscito a provare un goodwill personale.

Si tiene il marchio DEEP PURPLE solo per l’abbigliamento (che non mi sembra poco).

Ancora una volta i procedimenti amministrativi di opposizione alla registrazione dei marchi hanno il loro elemento decisivo in fase istruttoria.

Per questo il 16 novembre p.v. abbiamo chiamato magistrati, CTU, dirigenti EUIPO e UIBM per chiarirci quel reticolo di scadenze e formalità essenziali a non trasformare in “fumo sull’acqua” le opposizioni ai marchi.

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