Dicitura “Altopiano di Asiago” evocativa della D.O.P. “Asiago”

Dicitura “Altopiano di Asiago” evocativa della D.O.P. “Asiago”

Con sentenza n. 27194 del 23 ottobre 2019, la Corte di Cassazione, sezione I, è stata investita della questione inerente la presenza su cartoni di imballaggio e pelures di formaggi e prodotti caseari in genere di etichette contenenti l’indicazione del luogo di produzione – “Asiago” – con i conseguenti possibili rischi di confusione e condizionamento del consumatore in merito all’utilizzo, ritenuto evocativo, della D.O.P.

Fermo che in ambito europeo le I.G.P. e le D.O.P. sono tutelate contro qualsiasi usurpazione, imitazione od evocazione, anche se l’origine vera del prodotto è indicata o se la denominazione protetta è una traduzione, nella specie l’uso della dicitura Altopiano di Asiago evoca sicuramente la DOP Asiago. Ma ciò non viene ritenuto sufficiente ai fini decisori. Nel caso concreto, infatti, occorre provvedere all’ulteriore analisi del rapporto tra il marchio registrato dal Consorzio ricorrente (avvenuta nel 1982) ove compare l’indicazione “Altopiano di Asiago” e la DOP Asiago (riconosciuta nel 1996), tenuto conto sia del preuso del marchio sia delle norme cogenti operanti in tema di etichettatura circa l’origine e provenienza del prodotto.

La Suprema Corte è giunta alla statuizione per cui, pur evocando la dicitura “Altopiano di Asiago” la DOP Asiago, l’utilizzo del marchio recante tale indicazione deve ritenersi consentita – tenendo conto del preuso e della natura del marchio – in quanto riferimento esclusivo alla reale provenienza geografica del prodotto, oltretutto in mancanza di imitazioni di un termine adoperato nella DOP.

Il rinvio alla Corte di Appello di Venezia disposto dal Supremo Collegio implica il rispetto del seguente principio di diritto: «la differenza di funzioni sussistente tra marchi e indicazioni geografiche o denominazioni di origine protetta non esclude, alla stregua della normativa e della giurisprudenza europea, l’interesse comune, rappresentato dall’uso del nome geografico nell’ambito delle produzioni agricole e alimentari, quale vantaggio competitivo che l’indicazione dell’origine è in grado di garantire al prodotto, per cui il titolare di un marchio registrato in buona fede in epoca precedente la denominazione di origine protetta ben può proseguire, nonostante la successiva registrazione di detta denominazione protetta, l’uso del marchio, ai sensi dell’art. 14, comma 2, del Regolamento n. 510 del 2006, laddove non ricorrano ragioni di nullità o decadenza del marchio stesso».

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