E che cacio!

Può un formaggio erborinato spalmabile essere considerato un’opera d’arte?

La domanda è arrivata alla Corte di Giustizia nell’ambito di un procedimento presso un tribunale olandese, nello specifico la Corte d’appello di Arnhem-Leeuwarden.

Il formaggio che si presume opera d’arte è commercializzato da Levola Hengelo BV con il marchio “Heksenkaas”.

Il formaggio che si presume copia è commercializzato attraverso la grande distribuzione da Smilde Foods BV con il marchio Witte Wievenkaas.

La notizia della sentenza (che è disponibile in lingua italiana al link) ha avuto largo eco (si legga ad esempio qui) con tanto di rappresentazione delle confezioni di prodotto che ahimè non riescono a rappresentare il sapore del formaggio.

La Corte ha dato la risposta che tutti si aspettavano affermando che “non vi è possibilità di procedere ad un’identificazione precisa e obiettiva per quanto riguarda il sapore di un alimento. Infatti, a differenza, ad esempio, di un’opera letteraria, pittorica, cinematografica o musicale, la quale è un’espressione precisa e obiettiva, l’identificazione del sapore di un alimento si basa essenzialmente su sensazioni ed esperienze gustative soggettive e variabili, in quanto dipendono, in particolare, da fattori connessi alla persona che assapora il prodotto in esame, come la sua età, le sue preferenze alimentari e le sue abitudini di consumo, nonché l’ambiente o il contesto in cui tale prodotto viene assaggiato. Inoltre, non è possibile, con i mezzi tecnici disponibili allo stato attuale dello sviluppo scientifico, procedere ad un’identificazione precisa e obiettiva del sapore di un alimento, che consenta di distinguerlo dal sapore di altri prodotti dello stesso tipo. Si deve pertanto concludere, alla luce di tutte le considerazioni che precedono, che il sapore di un alimento non può essere qualificato come «opera», ai sensi della direttiva 2001/29”.

Mi pare che un’apertura ci sia nel momento in cui la Corte afferma “non è possibile, con i mezzi tecnici disponibili allo stato attuale dello sviluppo scientifico, procedere ad un’identificazione precisa e obiettiva del sapore di un alimento”.

Mi sembra, in altre parole che la Corte lasci aperta la via a qualche “bocca elettronica” che in futuro sappia identificare obiettivamente e precisamente un sapore.

Oggi un sapore non è proteggibile con il diritto d’autore. Un domani chissà.

Insomma, sarebbe più una questione di mezzi tecnici affidabili nella rappresentazione del sapore e non materia di diritto della concorrenza.

La stessa cosa potrà avvenire con i profumi quando i “nasi elettronici” verranno considerati affidabili (ovvero capaci di identificare obiettivamente e precisamente un odore).

Per il momento chi vuole tutelare sapori e odori si accontenti del perimetro offerto dalla concorrenza sleale, laddove esiste, come nel nostro Paese, o, in via ancora più eccezionale, dalle norme speciali sulle DOP, laddove esistono, come nel nostro Paese.

Ove si puote quel che si vuole e più non dimandare.

 

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