Il Derby di Italia

“Savini non Salvini” disse, almeno due volte, Andrea ad Erick quando lo invitò personalmente a cena.

“Ci vediamo li, direi verso le 19” disse, ma poi, complice qualche minuto di silenzio erroneamente scambiato per un’incomprensione Andrea tornò a parlare in inglese: “See you at Salvini around 7pm!”.

Dall’altra parte del telefono arrivò un “Sure, see you there!” che fece pensare ad Andrea che forse la riunione dovevano tenerla in inglese.

Entrambi furono puntuali.

Benché Erick non avesse discusso degli argomenti che Andrea voleva trattare a cena, gli era fin troppo chiaro che Andrea avrebbe provato a chiedergli l’appoggio per l’imminente negoziazione dei diritti televisivi.

La cena iniziò con le solite domande innocue: “l’acqua la preferisci “still” o “gassata”? Sai qui a Milano tutti prendono l’acqua “gazata”. Gradisci dei grissini? A Torino ci sono i migliori grissini del mondo…”

Erick rispose sempre con garbo, quel garbo asiatico che non sai mai se sia sincero o meno ma la concorrenza tra le due squadre è tale che l’educazione di facciata è più che sufficiente.

“Ti devo fare una proposta” esclamò Andrea subito dopo che i primi furono sparecchiati.

“Dimmi” rispose Erick pensando ai diritti TV o a qualche giocatore in procinto di andarsene dall’Inter.

“Ho letto che in Spagna, Barca e Real si sono opposte alla registrazione del marchio “el clasico” da parte della Liga.

La mia domanda è: perché non ci registriamo noi in comunione il marchio “Derby di Italia” prima che lo faccia la Lega al posto nostro?

“Mah, sai io non so…non vorrei andare contro questo signore qui del ristorante, il capo della Lega” rispose l’asiatico garbato.

Andrea non capiva, o meglio, riteneva che fosse così improbabile che Erick avesse confuso Salvini con Savini e la Lega Calcio con la Lega Partito.

La sua educazione britannica lo portò a ripetere con altre parole lo stesso concetto e a quel punto dall’immediata risposta di Erick capì che questi volesse scherzare.

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