La torta di Marina

Il racconto

“Non prendere l’ultimo volo, prendi il penultimo che se poi c’è sciopero non fai a tempo a vedere tuo fratello in chiesa”. In quell’affollato Alibus che la portava dalla Stazione Centrale di Bologna all’Aeroporto Guglielmo Marconi, a Marina risuonavano le parole della madre, dette con quel tono da Santa Inquisizione che aveva sempre detestato.

Marina pensava che forse era proprio quel rapporto irrisolto che la spingeva a rimanere a Bologna anche ora che la sua storia con Filippo era finita, o forse era semplicemente dovuto al legame ormai sincero con la Dotta che, a conti fatti, era stato il luogo dove aveva vissuto di più: venti anni contro i diciotto vissuti a Baunei.

Arrivata in aeroporto non tardò molto a scoprire che il suo volo era stato accorpato all’ultimo.

La compagnia usava sempre diciture inglesi ma a nessuno dei malcapitati sfuggiva l’amara verità e cioè che c’erano pochi viaggiatori nel volo delle diciotto e trenta e quindi molto meglio per la compagnia far partire questi con il volo delle ventuno e trenta.

Al ricevere la telefonata, la madre di Marina fu stranamente comprensiva.

Marina si domandò, tra sé e sé, se ciò fosse dovuto ai tanti impegni o al perverso piacere che comunque aveva provato la madre nel vedere che la figlia le aveva ubbidito.

Tant’è, c’era solo da aspettare.

Girando e rigirando per il Guglielmo Marconi, Marina si imbatté nel negozio di una catena americana che vendeva torte decorate.

Non resistette neanche un attimo e ne comprò una.

Il bello di quelle torte era che le potevi creare scegliendo la struttura, le guarnizioni e i decori secondo un listino offerto dallo stesso negozio.

Alla fine venne fuori una torta a tre piani con in cima degli sposini di zucchero e con tante, tante roselline.

Marina riuscì anche ad inserire la scritta “perdingianu” in pasta di zucchero.

“Perdingianu” era il modo con cui il fratello la chiamava fin da bambina.

Arrivata al gate, con un rap che mai prima di allora aveva esibito, Marina provò a spiegare alla hostess che, aveva diritto a portare la torta come bagaglio a mano e che, se anche non aveva diritto, lo aveva acquisito per il ritardo e per una volta avrebbero potuto chiudere un occhio!

L’hostess comprese lo stato di agitazione e parlò al telefono con la collega che già stava in aereo per avvertirla del bagaglio a mano ingombrante.

Tutto filò liscio: il volo, l’atterraggio, il trasporto della torta.

Agli “Arrivi” ad Olbia trovò il padre raggiante ad aspettarla.

Scusa il ritardo, disse Marina, ma il padre non sembrava affatto infastidito, solo un po’ incuriosito per quel pacco un po’ ingombrante.

“Cosa c’è li dentro?” chiese il padre di Marina.

“Sorpresa!” fu la risposta immediata della sorella dello sposo.

Arrivata in casa trovò un inaspettato silenzio.

Il fratello era andato a festeggiare con gli amici il proprio addio al celibato mentre la madre si era assopita davanti ad un orrendo programma televisivo.

Al risveglio la madre trovò la torta americana con gli sposini di zucchero in bella mostra sul tavolo del salotto.

“Su confettu c’è! Che bisogno c’era di spendere soldi?”.

Erano tre mesi che non vedeva la figlia e non seppe parlare d’altro per una buona mezz’ora.

Poco dopo rientrò il fratello.

Puzzava di alcol ma Marina fu felicissima di riabbracciarlo.

“Che è ‘sta cosa? Chiese il fratello a Perdingianu.

Una torta. L’ho fatta fare apposta per te.

“È bellissima” rispose il fratello. “Sai Perdingianu che dovresti fare la cake designer?”

***

L’analisi giuridica

Marina si è emozionata almeno due volte: nel creare la torta per suo fratello direttamente presso il negozio in aeroporto e nel fantasticare il lavoro di cake designer.

Potremmo farci tante altre domande e, invece, faremo soltanto questa domanda: di chi è il design della torta?

È di Marina che lo ha progettato con tanto amore o della ditta americana che ha creato il format e messo a disposizione gli elementi per creare la torta quali le basi, il rivestimento, le guarnizioni e finanche gli sposini in zucchero?

Marina non ha creato la torta da sola ma ha usato le basi già preparate disponibili nel negozio della catena americana.

Per la risposta è essenziale sapere che:

  1. anche la forma di una torta può essere protetta come design;
  2. non solo la forma della torta può essere protetta come design ma anche i particolari, come ad esempio le guarnizioni o la stessa struttura della torta;
  3. il design può essere registrato oppure no. In alcuni casi anche il design non registrato può essere protetto.

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