Origine dei prodotti: illecito amministrativo se il consumatore è indotto in errore per indicazioni insufficienti o imprecise

Origine dei prodotti: illecito amministrativo se il consumatore è indotto in errore per indicazioni insufficienti o imprecise

La Suprema Corte di Cassazione – con l’ordinanza n. 20982/2019 – ha statuito che l’etichetta apposta sui prodotti importati dalla Cina raffigurante solo un marchio registrato della società italiana importatrice costituisce, in assenza di ulteriori informazioni, un illecito amministrativo per fallace indicazione dell’origine in quanto idonea a trarre in inganno il consumatore.

La questione trae origine da un provvedimento adottato dalla Camera di Commercio con cui si contestava ad un operatore economico l’errata etichettatura di beni introdotti nell’U.E. per carenza di elementi chiari e sufficienti per rendere noti ai consumatori l’origine e la provenienza cinese della merce, ovverosia la fallace indicazione di origine mediante l’uso del marchio, ai sensi dell’art. 4, comma 49 bis della Legge 350/2003.

La Suprema Corte ha chiarito che configura l’illecito anche l’uso di marchi di aziende italiane apposto su merci non originarie dell’Italia senza l’indicazione precisa ed in caratteri evidenti del luogo di fabbricazione o produzione, poiché il consumatore è chiaramente indotto in errore. Nella specie, con più precisione, trattasi di fallace indicazione attraverso l’uso del marchio aziendale.

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