Patent box: sanare il mancato esercizio dell’opzione

Patent box: sanare il mancato esercizio dell’opzione

Come noto, il Patent box, introdotto dalla legge di Stabilità 2015, è un regime opzionale che consente una parziale detassazione del reddito che deriva dall’utilizzo di beni immateriali. Il regime richiede la sottoscrizione di un ruling obbligatorio nel caso in cui la società utilizzi “direttamente” il bene immateriale per cui si chiede l’agevolazione. Tuttavia, a causa dell’impossibilità di ottenere in tempi brevi la sottoscrizione del ruling da parte della Agenzia delle Entrate, tale agevolazione aveva perso di attrattiva, ragion per cui il legislatore ha successivamente previsto una procedura alternativa per rilanciare l’agevolazione. Infatti, con l’art. 4 del decreto Crescita (D.L. n. 34/2019, convertito con l. n. 58/2019) è stato introdotto un nuovo regime opzionale di “autoliquidazione” che permette al contribuente di “autodeterminare” l’agevolazione del regime.

Sul punto, si segnala che Assonime, con la prima circolare dell’anno 2020, ha fornito chiarimenti, sintetizzato i tratti salienti e ha tentato di dare risposta a talune perplessità, risultanti ancora controverse.

In particolare: stabilito che la sottoscrizione della procedura di ruling con l’Agenzia delle Entrate non è più condizione necessaria per poter usufruire del regime agevolato del Patent box, è possibile sostenere che i contribuenti, per i periodi d’imposta futuri, potranno utilizzare l’istituto della remissione in bonis per sanare tanto la mancata opzione per il regime agevolato a suo tempo non esercitata, quanto la mancata opzione per l’autoliquidazione del reddito agevolabile direttamente in dichiarazione.

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