Patent Box senza marchi

Patent Box senza marchi

Il Governo – in sede di question time – ha risposto all’interrogazione n. 5-01949 in tema di Patent Box chiarendo che la mancata attuazione dello standard minimo sul regime agevolativo avrebbe comportato una pubblica censura; per tale ragione, in adeguamento alle linee guida ed in ottemperanza ad una raccomandazione OCSE, è stato indicato che i marchi d’impresa devono essere tenuti fuori ed eliminati dal Patent box, dato che questi beni intangibili non sono frutto di ricerca e sviluppo e si potrebbero prestare maggiormente a pratiche elusive di delocalizzazione dei redditi ad essi riferiti dai Paesi dove sono stati generati verso altri con fiscalità agevolata.

In sede di interrogazione è stato chiesto se il Ministro fosse a conoscenza della limitazione nell’utilizzo del Patent Box, scaturita dalla citata raccomandazione non vincolante rispetto alla quale, a detta degli interroganti, il Governo avrebbe potuto far valere l’interesse nazionale. Il Governo ha sottolineato come il regime opzionale e premiale di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di software, di brevetti industriali, di marchi, di disegni e modelli, nonché di processi, formule ed informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili trovi il proprio fondamento nel nexus approach elaborato in sede OCSE.

L’adeguamento alle linee guida OCSE discende, pertanto, dall’accordo politico dei Ministri delle Finanze nel G20 di Ankara a settembre 2015 e dei Capi di governo nel G20 ad Antalya a novembre 2015 che ha condiviso e validato gli esiti e le misure di contrasto alla pianificazione fiscale aggressiva oggetto delle Azioni del progetto OCSE/G2Q Base erosion and Profit Shifting, BEPS.

In queste misure sono stati individuati anche alcuni standard minimi cui gli Stati membri si devono attenere per contrastare le pratiche elusive, tra cui i c.d. regimi Patent Box, regimi opzionali di tassazione per i redditi derivanti dalle proprietà intellettuali, con il principale obiettivo di tracciare regole condivise.

Ne consegue che secondo l’OCSE i marchi d’impresa devono essere tenuti fuori da regimi fiscali agevolati aventi ad oggetto beni immateriali, dato che tali beni intangibili non sono frutto di ricerca e sviluppo e si potrebbero prestare maggiormente a pratiche elusive di delocalizzazione dei redditi ad essi riferiti dai Paesi dove sono stati generati verso altri Paesi con fiscalità agevolata. Pertanto, approvando le misure esito del BEPS, l’Italia si è assunto di dare attuazione allo standard.

La mancata attuazione dello standard minimo sul regime Patent Box avrebbe comportato una censura del nostro regime pubblicamente dichiarato pratica fiscale dannosa con conseguente danno di immagine per l’Italia come Paese sostenitore della lotta alle pratiche fiscali elusive.

In sede di negoziazione delle modifiche da apportare al regime in discussione, l’Italia è comunque riuscita a garantire, quale regime transitorio la conservazione dei benefici del regime Patent Box secondo la disciplina originaria per tutto il quinquennio di validità e, comunque, non oltre il 30 giugno 2021 per i contribuenti che hanno esercitato l’opzione per i primi 2 periodi d’imposta di applicazione dell’agevolazione (2015 e 2016).

Occorre evidenziare che lo standard OCSE sul Patent Box è stato recepito anche in ambito di Unione Europea, sempre mediante accordo politico; e in tal caso la forza vincolante dello standard è tratta dall’appartenenza stessa all’Unione Europea. Ed infatti, nel report dell’OCSE del 16 ottobre 2017, il regime Patent Box italiano non è classificato come dannoso, ad eccezione del periodo compreso tra il 30 giugno e il 31 dicembre 2016, durante il quale erano ammesse all’agevolazione fiscale anche le domande di opzione relative ai marchi d’impresa.

 

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