Rapporto OCSE: Made in Italy a rischio contraffazione.

Rapporto OCSE: Made in Italy a rischio contraffazione.

Le marche statunitensi, italiane e francesi sono tra le più colpite dal fenomeno della pirateria, ma è l’Italia, con la sua fiorente produzione di prodotti pregiati e nonostante la rete di protezione costituita da leggi sulla proprietà intellettuale e marchi di fabbrica, a risultare particolarmente vulnerabile.

Si segnala che in Italia, il commercio mondiale di beni contraffatti (borse di lusso, orologi, prodotti alimentari, componenti auto, etc.) ha un impatto negativo sull’economia pari a circa l’1-2% del PIL in termini di mancate vendite: questa è la stima elaborata dall’OCSE. Si tratta di miliardi di mancati ricavi per le aziende italiane, da cui minori risorse da indirizzare sui capitoli dell’innovazione e degli investimenti e, naturalmente, all’incirca 3-5 miliardi di euro di minor gettito per l’erario nazionale.

Ciò significa una sconfitta su due fronti, imprese e Stato, ma a danno di un unico soggetto, il sistema-Paese Italia.

Tra i possibili rimedi suggeriti, per il caso italiano, l’OCSE ritiene possa essere sufficiente limitarsi a riscrivere alcune norme relative al Made in Italy in materia di fisco ed introdurle in convenzioni specifiche e ad hoc con altri Paesi, ad esempio, la Cina, per poter garantire il recupero di almeno un 20-30%, quasi 1/3 dei beni contraffatti.

Badando ai settori oggetto di contraffazione si segnalano: i prodotti elettronici ad alta tecnologia, i prodotti elettrici e ottici, seguiti da abbigliamento, calzature, cuoio e prodotti correlati. In termini di quota di mercato, le perdite più ingenti si sono registrate nel settore dell’orologeria e della gioielleria, dove il mercato delle merci contraffatte ha portato a mancate vendite del 7,5%.

Grave appare un’ultima constatazione di cui al rapporto secondo cui circa la metà delle merci false introdotte illegalmente in Italia risulta essere stata venduta a consumatori consapevoli di comprare prodotti falsi, mentre l’altra metà è stata acquistata senza tale consapevolezza. La quota di prodotti falsi acquistati in Italia da consumatori coscienti va dal 15% per i prodotti alimentari al 60% per orologi, dispositivi informatici e di comunicazione. Ne consegue che grande utilità possano rivestire le campagne di informazione ed educazione poste in essere dalle Autorità nazionali in sinergia con quelle locali.

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