“Sineddoche Louboutin” e “Link Tax”: un caso di convergenze parallele

“Sineddoche Louboutin” e “Link Tax”: un caso di convergenze parallele

La sentenza della Corte di Giustizia resa il 12 giugno scorso nel procedimento C-163/16 sull’ampiezza della portata del diritto di marchio per suole rosse di Christian Louboutin è stata oggetto di attenzione da parte dei media di tutto il mondo.

Innegabile è anche il clamore che recentemente ha destato il mancato accordo nel Parlamento Europeo sulla direttiva copyright – in particolare – per quanto concerne la cosiddetta “link tax”.

C’è una qualche correlazione tra i due eventi tranne il fatto che entrambi sono casi afferenti al più generale ambito della proprietà intellettuale nell’Unione Europea?

Certo che no si direbbe sulle prime. Uno è un caso della giurisprudenza e ha a che fare con i marchi, l’altro è un caso della produzione del diritto ed ha a che fare con il diritto d’autore.

Ma forse non è così.

Della riforma del copyright ci si meravigliava del contrario e cioè fino al voto in plenaria del Parlamento Europeo del 5 luglio non ci fosse stata alcuna discussione pubblica.

Fino ad allora il tema aveva coinvolto solo i “tecnici” ma era (e sarebbe stato) ingiusto che un tema così importante per la democrazia fosse ad esclusivo appannaggio di chi con il copyright a vario titolo ci lavora.

Sul fatto che la sentenza sul marchio “suola rossa di Louboutin” abbia destato tanto interesse mediatico si possono formulare una serie di ipotesi: la prima è che si tratta di una forma di pubblicità surrettizia; la seconda è che avendo a che fare con un prodotto di lusso chi legge la notizia fantastica sulla possibilità di indossare la scarpa oggetto della controversia e la terza si può leggere come l’ennesima conferma dello strapotere dei grandi brand nel mercato calzaturiero.

Qualsiasi di queste ipotesi, tuttavia, non coglie il vero elemento di interesse – e forse anche di preoccupazione – che scaturisce da una applicazione acritica del suo insegnamento.

La Corte non ha semplicemente detto che la suola rossa può essere marchio ma ci ha implicitamente detto (obiter dictum) che nel lessico giuridico dei marchi vale la figura retorica della sineddoche e cioè che si può indicare la parte per il tutto.

Per cogliere la sineddoche bisogna inquadrare storicamente il caso.

Stavolta, infatti, il noto stilista Christian Louboutin si contrapponeva (si contrappone!) alla meno nota VanHaren, azienda olandese specializzata in commercializzazione di scarpe.

In passato, c’era stata una querelle tra pari (Christian Louboutin e Yves Saint Laurent) da cui era scaturita una qualche forma di accordo con la possibilità per YSL di continuare a disegnare e produrre scarpe con suola rossa purché tutta la scarpa fosse rossa.

Stavolta, le parti erano (sono) su un piano separato.
In alto c’è Christian Louboutin che disegna e commercializza le scarpe con suola rossa e le registra come marchio nel modo qui rappresentato.

Al piano sottostante c’è VanHaren che vuole commercializzare scarpe con suola rossa.

VanHaren è anche disposto a non mettere la suola rossa su una scarpa con i tacchi ma Louboutin dice no! Né tu VanHaren, né chicchessia potrà dipingere di rosso la suola.

La Corte propende per concedere il monopolio su una parte del prodotto per il tutto cioè anche nel caso in cui la scarpa non fosse con i tacchi e la suola rossa si consumasse più facilmente.

A questo punto, essendo un diritto di marchio, Louboutin potrebbe impedire suole rosse per qualsiasi tipo di scarpe.

Portando la sineddoche alle sue estreme conseguenze si può anche ipotizzare che Louboutin non abbia solo un diritto di marchio ma anche un diritto di autore e che si potrebbe avvalere dell’opera di chi indossa le scarpe con suola rossa per creare delle opere derivate costituite dalla suola usurata.

Una follia! Si una follia ma non destituita di fondamento.

Basti pensare che una follia sarebbe stata quella di concedere un diritto sui generis sullo snippet ovvero le poche righe (il titolo o poco più), le poche note, i pochi pixels, insomma il frammento di un contenuto nel web.

Insomma, d’ora in poi dovremo vigilare ogni qualvolta la parte per il tutto si presenta per ampliare la portata dei monopoli intellettuale.

Per dirla alla romana, la vera “sola” non è quella rossa di Louboutin ma sarebbe stata la “link tax” se fosse stata approvata così come era stata proposta.

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