Sulle ali (del marchio) della vittoria

Sulle ali (del marchio) della vittoria

Rhea ha 11 anni, è filippina, e il suo nome nell’antica mitologia greca era quello di una dea, figlia di Gea (la terra) e Urano (il cielo). Oggi Rhea incarna però a buon diritto un’altra dea della mitologia greca, Nike, la dea alata della vittoria.

Ha infatti appena vinto ben tre ori in altrettante gare di atletica, la sua passione, i 400, 800 e 1500 metri, nella regione del Visayas Occidentale. Sponsorizzata dal marchio Nike? Forse in futuro, per ora ha fatto da sè. Non avendo nemmeno i soldi per comprarsi le scarpette da corsa, se le è costruite alla bell’e meglio da sola, con delle bende e del gesso, ma il tocco finale l’ha resa famosa grazie alle foto che hanno preso a girare su Internet: con un pennarello ha disegnato in punta il tipico logo della marca Nike, subito imitata da altri piccoli atleti che partecipavano alle stesse gare.

Probabilmente Rhea ignora che chi ha inventato quello da molti considerato il più riuscito marchio della storia non l’ha fatto per denaro ma partecipando a un concorso scolastico che non prevedeva premi. Ignora che tale logo abbia un nome, “swoosh”, che pochi sanno cosa voglia dire. Ignora cosa significhi in greco antico il nome “nike”, e si debba pronunciare “naik”, o “naiki”, o “nike”. Poco importa, per Rhea quel logo simboleggia probabilmente competizione, sport, velocità, vittoria, se l’è dipinto ai piedi, ha gareggiato nel suo sport preferito, è stata la più veloce, ha vinto.

Non appena la sua storia ha fatto il giro della rete è arrivato il finale felice e le hanno regalato le scarpette del suo marchio preferito, ma al di là del finale la piccola Rhea, personaggio che in Italia sarebbe in bilico tra la tenera miseria dei bambini di “Cuore” e l’ingegnosa creatività di quelli di “Io speriamo che me la cavo”, per un giorno è stata un esempio di innocenza e semplicità, di agonismo e determinazione, e mettendosi le ali ai piedi è volata più veloce di tutti.

Da lassù Jesse Owens, il più grande di tutti, 4 ori olimpici nella Germania di Hitler, avrà sorriso compiaciuto, lui che ai piedi aveva le scarpette dei fratelli Dassler, future Adidas. Ma questa è un’altra storia.

 

© Edoardo Fano

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