Un luogo comune di cui non si vuole appropriare nessuno

Un luogo comune di cui non si vuole appropriare nessuno

Sto andando da A a B.

Ho passato la mattinata intera in A che è un posto moderno, appena inaugurato, sede della redazione del più grande quotidiano di quest’isola bellissima di cui non dirò il nome.

Oggi è il 13 luglio di un anno successivo al 2008. In A c’era, e c’è, l’aria condizionata.

In A si è svolto, e si sta svolgendo, un grande evento che ha raccolto tante menti brillanti che qui espongono le loro innovazioni e discutono dei problemi che queste risolvono, di come migliorarle, finanziarle, valorizzarle et cetera.

E’ incredibile quanta innovazione ci sia in quest’isola e quanti informatici e avvocati bravi.

Penso, tra me e me, che non avere studiato diritto della navigazione sia stata una grave mancanza di certo dovuta al fatto che nella Facoltà di Giurisprudenza di Perugia nei primi anni 90′ nessuno ne sentiva l’esigenza.

Ma qualcosa manca.

E’ stata una bellissima mattinata, di quelle che il mondo ti sembra migliore.

Ma è finita e devo tornare a casa, la mia (si fa per dire) casa in quest’isola.

Lei mi aspetta in B che è un centro commerciale come tanti in Italia/Europa/Mondo.

Sembra che nessuno abbia mai pensato che si potesse andare da A a B a piedi.

Con l’auto ci si impiega max cinque minuti e, per la distanza che li separa, se ci fosse una strada, un sentiero, qualcosa di calpestabile in sicurezza, ci si metterebbe di meno a piedi.

E così, con il solleone, mi trovo a scavalcare guard rail per approdare in una sterpaglia, blocchi di cemento con pericolosi pezzi di ferro arrugginito, bottiglie di vetro rotte, immancabili preservativi usati, tutta roba che come sia potuta arrivare fin qui è un mistero.

L’Italia è piena di spazi come quello tra A e B. Certe volte ti accorgi che qualcuno ci abita.

Di fatto sono spazi di cui non importa nulla a chi decide perché non sono altro che frammenti tra una proprietà immobiliare messa e reddito ad un’altra proprietà immobiliare messa a reddito.

E noi, che tutta la mattina siamo stati a parlare di innovazione, di tecnologie, dei problemi del mondo che possono essere risolti dalle tecnologie non sappiamo gestire nel presente un fazzoletto di terra che pure potrebbe servire a qualcosa.

Un luogo comune di cui non si vuole appropriare nessuno.

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