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Lo scorso aprile la sezione specializzata in Materia di Impresa del Tribunale di Milano si è pronunciata a favore di uno fra i più affermati fotografi naturalistici al mondo, Daniel Cox, dopo che ha citato in giudizio lo stilista italiano Antonio Marras.

La sua famosa immagine del lupo che ulula fra i fiocchi di neve è stata infatti riprodotta dallo stilista su alcuni dei suoi capi d’abbigliamento della collezione donna autunno/inverno 2014-15 senza autorizzazione del fotografo e senza citarne il nome.
La richiesta avanzata da Cox è stata l’accertamento e la dichiarazione della violazione del proprio diritto morale d’autore e dei diritti di sfruttamento economico, oltre che per il risarcimento del danno.

© Daniel J. Cox – NaturalExposures.com

La difesa del fashion designer ha negato che la fotografia riprodotta sui capi del cliente fosse quella scattata da Daniel Cox, presentando in giudizio una rielaborazione grafica dell’immagine, affermando inoltre che quella utilizzata, a loro dire, non sarebbe stata identificabile e proteggibile come opera fotografica, ma semplicemente come fotografia, per la quale i diritti erano scaduti, rendendola liberamente utilizzabile.

Questa differenza è stata ben spiegata in questo articolo, ma possiamo riassumere brevemente affermando “che una foto è “opera” quando l’autore non si limita, tramite lo strumento meccanico, a riprodurre la realtà, ma riesce a carpire dal dato reale ciò che corrisponde al suo personale modo di vederlo, sentirlo e interpretarlo, mentre siamo davanti a una fotografia “semplice” quando questa non fa che riprodurre fedelmente la realtà, e che l’appartenenza all’una o all’altra categoria comporta differenti diritti in capo al suo autore”.

Il Tribunale di Milano ha accolto in pieno le richieste del fotografo, asserendo innanzitutto che lo scatto utilizzato dallo stilista fosse proprio il suo e condannandolo ad un risarcimento danni, oltre che per “commercializzazione o diffusione sotto qualsiasi forma della fotografia, […] al risarcimento del danno e alla refusione delle spese di lite”, anche per aver utilizzato durante il processo in mala fede “immagini fuorvianti e, comunque, finalizzate a confondere il Tribunale”.

I giudici milanesi hanno quindi deciso che l’immagine prodotta da Daniel Cox “è in grado di suscitare suggestioni che trascendono il comune aspetto della realtà rappresentata”, e dunque di tutelarla come opera fotografica ai sensi dell’art. 2, n. 7, Legge Autore.

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