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Come ben noto e come abbiamo più e più volte comunicato in precedenti news, il Patent box è l’agevolazione fiscale introdotta dalla legge di stabilità 2015 che prevede una tassazione agevolata per i redditi che derivano dallo sfruttamento economico di specifici beni intangibili (tra cui, a titolo di esempio: brevetti, know-how e software) con la possibilità di ottenere un’esenzione fino al 50% del reddito generato dall’utilizzo dei detti. La misura rappresenta una vera e propria rivoluzione, un’opportunità oltre che uno strumento già fruito da molti titolari di reddito d’impresa che svolgono attività di ricerca.

A distanza di quattro anni dal suo ingresso, la sua regolamentazione è stata recentemente modificata con il c.d. Decreto crescita 2019, di cui si è già data notizia in precedenti news.
Sino al mese di luglio 2019, l’unica modalità possibile per ottenere il beneficio fiscale era un contraddittorio obbligatorio con l’Agenzia delle Entrate (c.d. procedura di ruling), con la necessaria presenza ed assistenza da parte di un consulente legale. Con la modifica apportata dal Decreto Crescita, ora, i soggetti titolari di reddito d’impresa possono autodeterminare il reddito agevolabile, purché sia inviata idonea documentazione per consentire agli organi di controllo di verificare la correttezza della determinazione effettuata; ne consegue come oggi non sia più, pertanto, necessaria una procedura dinanzi all’Agenzia, ma il contribuente abbia facoltà di autoliquidarsi il beneficio con una dichiarazione dalla durata annuale, usufruendo sin da subito dell’agevolazione.
Non solo, aggiungasi che nel caso in cui la verifica dell’Autorità dovesse evidenziare la presenza di errori nell’autodichiarazione, il dichiarante non sarebbe comunque sottoposto a sanzione.

Si segnala, però, che le linee guida emanate sul tema hanno aggiunto alcune complicazioni, quale l’obbligo della marca temporale da apporre sulle istanze e la possibilità per l’Agenzia di negare in toto l’agevolazione qualora il contenuto dell’istanza sia dichiarato non veritiero, senza, però, che siano stati dati parametri chiari su cosa questo giudizio unilaterale dell’Agenzia si debba fondare.
Naturalmente, gli interessati potranno sempre optare per il metodo tradizionale del contraddittorio con l’Agenzia, che seppur più laborioso presenta un grado di rischio decisamente inferiore.

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