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Fearless (Taylor’s Version) è sbarcato sulle piattaforme musicali soltanto lo scorso 9 aprile, ma ancora prima del rilascio stazionava stabilmente in vetta a tutte le classifiche. Già a partire dal titolo, tuttavia, è chiaro come l’EP non sia altro che una riedizione, con l’aggiunta di alcune nuove tracce, dell’album che, nel 2008, ha consacrato Taylor Swift come nuova stella del panorama musicale. Le canzoni, nella cosiddetta “versione di Taylor”, non sono molto diverse da quelle che si sono potute ascoltare da tredici anni a questa parte, quindi, se non una ragione artistica, cosa si cela dietro la scelta di registrare nuovamente i primi successi? Proprio una questione di diritto e, in particolare, di diritti di proprietà intellettuale

Nel 2005, Swift ha firmato un accordo, i cui dettagli rimangono, ad oggi, confidenziali, con l’etichetta Big Machine Records Label Group. In forza di tale accordo, in cambio dell’investimento per registrazione, pubblicazione e promozione dell’album di debutto e di una serie di successivi, l’etichetta è risultata assegnataria dei diritti sulle canzoni contenute in tali album. Alla scadenza dell’accordo, nel 2018, Swift, ormai star di fama mondiale con ben dieci Grammy alle spalle, ha scelto di passare all’etichetta Republic Records, appartenente al gruppo Universal Music. Il nuovo contratto, oltre a prevedere la titolarità dei suoi successivi masters, è stato elogiato da più parti per la presenza di una clausola che prevede la distribuzione dei guadagni ottenuti dalla casa discografica sulle tracce di Swift riprodotte sul servizio di streaming Spotify a tutti gli artisti dell’etichetta, senza che tali utili possano in alcun modo essere utilizzati a titolo di compensazione per eventuali debiti degli artisti stessi con la casa discografica

Il termine “master” indica la registrazione originale di un elaborato musicale, a partire dal quale vengono tratte tutte le copie. È pratica comune, negli accordi fra musicista e casa discografica, prevedere che sia proprio quest’ultima a detenere i diritti sui master, mentre l’artista, proprio come avvenuto nel caso di Swift, riceve un anticipo e, dopo la pubblicazione dell’album, le royalties, ossia un compenso per il diritto di usare un prodotto oggetto di proprietà intellettuale. Ogni volta che una traccia viene scaricata o riprodotta, è il titolare del master ad avere la priorità sul compenso, mentre l’artista riceve, solitamente, una percentuale sotto forma di royalty.

Nel 2019, la Ithaca Holdings LLC, di proprietà di Scooter Braun, meglio conosciuto per essere il manager di Justin Bieber e Kanye West, ha acquistato la Big Machine Records Label Group con una mossa da circa 300 milioni di dollari, assicurandosi, di conseguenza, la titolarità dei diritti sulle registrazioni originali contenute nei primi sei album di Swift e, quindi, una percentuale a fronte di ogni riproduzione ed utilizzazione di tali canzoni, nonché la decisione su come esse possano essere impiegate. Dopo varie accuse da entrambe le parti, dovute ai non idilliaci rapporti di Swift sia con Braun sia con alcuni dei clienti di quest’ultimo, ed il divieto opposto alla stessa Swift di utilizzare i brani in esibizioni pubbliche, l’artista ha annunciato la decisione di registrare nuovamente i suoi successi a partire dall’album di debutto fino a “Reputation” del 2017.

Lo scopo, infatti, è quello di “sostituire” nelle classifiche di ascolto e riproduzione, nonché nell’eventuale utilizzo – ad esempio, in campagne pubblicitarie – alle versioni originali, delle quali Swift non ha titolarità e dalle quali, quindi, percepisce pochissimi o addirittura nessun utile (impossibile quantificarli proprio perché gli accordi rimangono confidenziali), le nuove versioni che, invece, le appartengono interamente. Dal punto di vista legale Swift non ha alcun appiglio per potersi opporre a qualsiasi decisione venga presa rispetto al destino dei masters dei suoi primi sei album, nel frattempo venduti nel 2020 ad un fondo di investimento, poiché nessuna clausola nell’accordo con la Big Machine Records Label Group prevedeva la necessità di richiedere l’autorizzazione di Swift al trasferimento dei diritti IP.

La vicenda, sulla quale si è concentrato molto clamore mediatico, ha avuto il merito di puntare i riflettori sul complesso mondo del diritto d’autore e sulla posizione privilegiata delle case discografiche al momento della contrattazione con artisti ancora sconosciuti. Infatti, un debuttante non ha né il potere economico né il supporto legale necessario per tutelarsi rispetto ad accordi che influenzeranno gli introiti che matureranno anche in più di dieci anni di carriera. L’occasione è stata utile anche per chiarire che il fatto che un artista sia accreditato come autore di una canzone non significa automaticamente che allo stesso soggetto spettino i diritti sulle performance nonché quelli sulle riproduzioni dei pezzi, come erroneamente sostenuto da moltissimi tra i fan di Swift.

15 Aprile 2021

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