Ciaomanager vince contro Airbnb: EUIPO dà ragione alla giovane startup trentina

Dopo essersi trovata coinvolta in quasi due anni di dispute, EUIPO ha finalmente emesso la decisione a favore della giovane startup trentina Ciaomanager contro un famoso colosso californiano.

Ripercorriamo la vicenda.

Da una parte c’è il colosso americano Airbnb, piattaforma online lanciata nel 2007 che raccoglie annunci di affitto con offerte spesso molto vantaggiose, che tutti conoscono, anche solo per averla sentita nominare.
Dall’altra, la startup trentina Ciaomanager, una realtà innovativa molto più recente, nata nel 2017 per sviluppare software gestionali per il settore alberghiero, con il nome di CiaoBnb, marchio che è stato registrato presso EUIPO.

Non trascorre molto tempo dalla registrazione del marchio e Ciaomanager inizia a ricevere comunicazioni dagli avvocati di Airbnb, intimando al CEO Filippo Battiti, di ritirare la registrazione.

Come spiega in questo articolo l’amministratore, “non mi sembrava giusto. Tra l’altro, anche Airbnb ha iniziato come startup, e il fatto che i loro avvocati volessero mettere i pali fra le ruote a un’altra startup non mi sembrava gentile. Ho stretto la cinghia, ho cercato uno studio di avvocati tra i più onesti e ho coinvolto qualche conoscente esperto di linguistica in cambio di qualche pizza assieme”.

Trascorrono quasi due anni, durante i quali, per evidenti motivazioni, la realtà trentina è stata costretta ad adottare il nome attuale, ma ha anche continuato a lavorare e si è ingrandita, fino ad assumere sei persone. “Nonostante questa incognita abbiamo tenuto duro e abbiamo sviluppato i nostri prodotti in Italia, mentre ora abbiamo clienti anche all’estero. La nostra ambizione è quella di diventare leader mondiali per il settore e siamo alla costante ricerca di partner. Abbiamo contatti avviati in Spagna, Albania e Slovenia“.

Poi EUIPO emette finalmente la sentenza di primo grado, che non potrebbe essere più chiara: “Opposition No B 2 994 021 is rejected in its entirely“.

Secondo l’ente infatti, “le differenze nelle sequenze di lettere “AIR” e “CIAO” sono impressionanti [e] i consumatori tendono generalmente a concentrarsi sull’inizio di un segno quando incontrano un marchio. Questo perché il pubblico legge da sinistra a destra, il che rende la parte collocata alla sinistra del segno (la parte iniziale) quella che cattura per prima l’attenzione del lettore”.

Nonostante i documenti prodotti dal colosso di San Francisco siano centinaia, alla fine si è dovuto piegare alle ragioni della startup trentina e rimborsare le spese legali.

La sentenza – dice Filippo Battiti – sarebbe dovuta arrivare l’anno scorso, ma Airbnb ha sempre presentato nuove carte per differire il giudizio. Abbiamo vissuto con questa spada di Damocle sulla testa per due anni“.

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