EUIPO: pubblicata la Fase 2 dello studio inerente i modelli di business online che violano i diritti di proprietà intellettuale

EUIPO: pubblicata la Fase 2 dello studio inerente i modelli di business online che violano i diritti di proprietà intellettuale

In concomitanza con il varo della Coalizione coordinata per la lotta ai reati contro la P.I. presso l’Europol, già nel 2015 l’EUIPO – tramite l’Osservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale – aveva commissionato uno studio sui modelli commerciali online utilizzati per violare i diritti di proprietà intellettuale (“Research on Online Business Models Infringing Intellectual Property Rights“) pubblicando, all’esito, la relazione di Fase 1 sui modelli di business online che violano i diritti di proprietà intellettuale.

La relazione aveva fornito una panoramica delle numerosissime modalità di violazione della P.I. attuate online su scala commerciale, proponendo un approccio totalmente nuovo per identificare, scomporre, analizzare e descrivere i relativi modelli commerciali, diventando una fonte ampiamente citata in materia.

Il nuovo studio qui menzionato prende le mosse dai risultati del primo per esaminare più a fondo il frequente ricorso da parte dei presunti contraffattori a nomi di dominio utilizzati in passato da personaggi famosi, organizzazioni, ambasciate straniere, imprese commerciali e vari altri soggetti. Questo fenomeno è stato descritto per la prima volta da un esperto danese di reati informatici, il quale aveva scoperto che un gran numero di nomi di dominio precedentemente utilizzati, con l’estensione .dk, veniva sistematicamente sottoposto a nuova registrazione da sospetti violatori di marchi d’impresa.

L’idea sembrava essere quella di sfruttare la popolarità di tali nomi di dominio per attrarre traffico verso nuovi negozi online che commercializzavano prodotti costituenti violazione dei diritti sui marchi. Non appena i nomi di dominio diventavano disponibili per una nuova registrazione, i presunti contraffattori li acquisivano e poco tempo dopo attivavano un negozio online.

Partendo da tale denuncia, l’EUIPO si è attivato per scoprire se la prassi scoperta in Danimarca venisse messa in atto anche in altri Paesi europei in cui il commercio elettronico era in uno stadio maturo. I Paesi selezionati per la ricerca sono stati: Svezia, Germania, Regno Unito e Spagna, e la presente relazione ne rappresenta il frutto. Si rinvia per una lettura nel dettaglio a: https://euipo.europa.eu/tunnel-web/secure/webdav/guest/document_library/observatory/documents/reports/Enforcement_Executive_Summary_Business_Models_Infringing_Intell_IT.pdf

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