Glovo, la cook room e la scommessa sui marchi privati

La startup spagnola famosa per le consegne a domicilio espande il suo business. Non sta solo preparando un piano per raddoppiare la presenza sul territorio, Glovo ha anche aperto a inizio marzo una cook room a Milano. Questo spazio, che sposa il modello outsourcing della società, è destinato ad offrire delle postazioni professionali ai partner “che vogliono fare crescere il loro brand e con cui vogliamo sviluppare una partnership di lungo periodo”, racconta l’AD di Glovo Italia Elisa Pagliarini.

I brand che partecipano alla prima fase di questo progetto sono per ora quattro e l’obiettivo della startup è di far conoscere al grande pubblico l’offerta dei partner con un investimento e costi di gran lunga inferiori a quelli di norma richiesti per l’avvio di un locale.

La fase successiva sarà l’inserimento in questo spazio di un virtual brand, che, come spiega Il Sole 24 Ore, sarà “[…] frutto della collaborazione con ristoratori partner che ideano dei piatti “suggeriti” dalla piattaforma di business intelligence di Glovo che analizza e individua nuove tendenze e gusti”.
Il virtual brand supporta i ristoranti dando la possibilità di proporre nuovi piatti, creando un secondo brand dedicato esclusivamente alla consegna. In questo modo i ristoranti possono sfruttare al massimo le materie di cui dispongono, evitano lo spreco di cibo, hanno libertà creativa e soprattutto possono aumentare il fatturato.


La terza ed ultima fase, invece, punterà tutto sulla private label, quindi la creazione di tre diversi brand sviluppati internamente da Glovo, che proporranno diversi tipi di cucina e che verranno ordinati direttamente dall’applicazione.

Insomma, si tratta di una bella sfida per questa startup che solo in Italia, secondo le stime, nel 2019 ha superato il fatturato del 2018 arrivando a toccare circa 30 milioni di euro.

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