Il marchio registrato altrui non può essere usato come keyword in un motore di ricerca

Il Tribunale di Milano ha affermato che il titolare di un marchio registrato (nella specie: la dicitura “Flexform”ha facoltà di vietare ad un concorrente di far uso del proprio segno distintivo quale parola chiave all’interno di un motore di ricerca in difetto di specifica autorizzazione e consenso, allorché l’uso stesso possa compromettere una delle funzioni proprie del marchio, ossia quando pregiudichi o possa pregiudicare la funzione essenziale di garantire ai consumatori la provenienza del prodotto. 

In primo luogo si ritiene che la condotta lamentata configuri la violazione dei diritti di cui all’art. 20 c.p.i. per cui “il titolare del marchio d’impresa registrato ha la facoltà di fare uso esclusivo del marchio ed il diritto di vietare tale uso a terzi” ma non solo; difettando, altresì, la mera funzione descrittiva, si presenta anche il rischio che i consumatori possano supporre l’esistenza di un legame commerciale tra le società avverse. 

Più nello specifico, nella fattispecie, l’uso del marchio come keyword advertising o link sponsorizzato è avvenuto sfruttando indebitamente la rinomanza e la notorietà del marchio registrato da terzi con la finalità di far accreditare i prodotti del concorrente e con l’intento di suggerire l’esistenza di una qualche relazione commerciale con la titolare, quindi con palese violazione anche dei principi di lealtà e correttezza andando, così, a configurare un indebito vantaggio competitivo della notorietà del marchio altrui.

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