Il senso dell’orientamento secondo Chanel V Huawei

In uno dei crossover più sorprendenti ai quali si è avuto recentemente l’opportunità di assistere, ad essere protagonisti della pronuncia emanata lo scorso 21 aprile dal Tribunale dell’Unione Europea sono state due società che non necessitano di presentazioni, ma che operano in due settori che non potrebbero essere tra loro più differenti: la maison francese Chanel e il titano cinese Huawei.

La Quinta Sezione del Tribunale ha posto una (parziale) conclusione ad una disputa iniziata nel 2017.
Nel mese di settembre, Huawei Technologies Co. Ltd. depositava dinanzi all’EUIPO la domanda di marchio n. 17248642 relativa al segno qui sotto alla sinistra, in classe 9 e, nel mese di dicembre dello stesso anno, Chanel iniziava una procedura di opposizione basata sul proprio marchio francese n. 3977077 qui sotto alla destra, depositato e registrato nel 2013, rivendicante, tra gli altri prodotti, “fotocamere, occhiali da sole, occhiali; auricolari e cuffie; hardware per computer” nella stessa classe 9.

La casa di moda francese evidenziava, nell’ambito dell’opposizione, come, dall’eventuale registrazione del marchio di controparte, potesse, inoltre, emergere il rischio che Huawei fosse in grado di sfruttare impropriamente la reputazione di cui il marchio francese n. 1334490 riportato qui sotto, gode sin dalla sua registrazione, avvenuta nel 1985.

La Divisione Opposizioni dell’EUIPO rigettava interamente l’opposizione con decisione del marzo 2019, a seguito della quale Chanel presentava ricorso, anch’esso respinto, nel novembre dello stesso anno, dalla Quarta Sezione d’Appello dell’EUIPO.
Nell’ambito di tale decisione d’appello si rilevava, in particolare, l’assenza di qualsiasi rischio di confondibilità da parte del pubblico di riferimento e, al contempo, si sottolineava come la prima condizione necessaria per rinvenire un rischio di confusione tra i marchi in conflitto, ossia l’identità o similarità dei segni, non fosse rinvenibile nel caso di specie.

Il Tribunale dell’Unione Europea, successivamente interpellato da Chanel, ha quindi chiarito, nella sentenza sopracitata, come i due segni in conflitto condividano, effettivamente, certe caratteristiche, tra cui un cerchio nero intorno a due curve intrecciate e un’ellisse centrale, risultante dall’intersezione tra le due curve, ma ha puntualizzato, altresì, le ragioni per cui i marchi in oggetto devono, comunque, essere considerati come visivamente differenti, citando – ad esempio – la forma e lo spessore delle curve stesse.

Tra le argomentazioni dell’Opponente (i.e. Chanel) spiccava l’assunto che i due marchi in questione fossero simili ad un livello medio o addirittura medio-basso, se visti nell’orientamento oggetto delle domande/registrazioni, e ad un livello medio-alto quando il marchio oggetto della domanda di marchio UE opposta fosse ruotato di 90°. In merito a tale argomentazione, il Tribunale ha chiarito, al paragrafo 26 della sentenza, come “l’orientamento dei segni, così come indicato nella domanda, può avere un impatto sullo scopo della loro protezione e, di conseguenza, al contrario di quanto il richiedente domanda, al fine di evitare qualsiasi incertezza e dubbio, la comparazione tra i segni può essere effettuata soltanto sulla base delle forme e degli orientamenti per i quali i segni sono registrati o in stato di domanda”.

Tenendo conto dell’impossibilità di analizzare la similarità fonetica, il Tribunale – richiamandosi anche al consolidato orientamento giurisprudenziale in materia – ha precisato altresì che, il solo fatto di avere entrambi i segni la forma di un cerchio, non possa rendere tali segni simili dal punto di vista concettuale. Al contempo, il Tribunale ha inoltre evidenziato come le iniziali del fondatore della maison Chanel dovrebbero essere identificate nell’immagine riferita al marchio dello stesso, mentre la lettera stilizzata “h”, o le due lettere intrecciate “u”, potrebbero essere percepite dal consumatore che si trovi a confrontarsi con il segno di cui alla domanda di marchio, ciò rendendo i marchi differenti anche dal punto concettuale.

Le possibilità che Chanel scelga di presentare un ulteriore (ed ultimo) ricorso di fronte alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea non appaiono ridotte, atteso che anche la battaglia legale oggetto del presente commento appare inserirsi perfettamente nella strategia della maison, basata sul fatto che lusso, esclusività e prestigio associati ai prodotti formano un elemento integrale del brand e della sua attrattività nei confronti dei consumatori attuali e potenziali.

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