La tutela del termine dialettale come marchio

La tutela del termine dialettale come marchio

Quante volte e in quanti casi ci si è posti il quesito se il termine dialettale possa essere o meno tutelato come marchio.

In primis, individuiamo cosa si intende esattamente per “termine dialettale”: trattasi di quella parola od espressione percepita nell’ambiente del consumatore medio di un certo prodotto come il termine esclusivo per identificare quel prodotto.

Sull’interrogativo posto viene in soccorso la recente giurisprudenza del Tribunale di Torino – sentenza 585/2019 del 7 febbraio 2019 – la quale ha statuito che il termine dialettale non può essere tutelato né registrato come marchio d’impresa, anche se sconosciuto a livello nazionale, laddove esso sia percepibile nel suo significato descrittivo dal consumatore medio cui è destinato il prodotto od il servizio ed abbia assunto un significato comune nella lingua parlata. Ciò significa che con riferimento all’attitudine distintiva del marchio costituito da un termine dialettale è esclusa la tutelabilità dei nomi dialettali volti ad identificare esclusivamente il prodotto od il servizio perché non è considerato, in quell’ambiente, come distintivo di una specifica impresa produttrice, ma solo come il termine comune per identificare un certo prodotto e, oltre tutto, tale da impedire agli altri produttori di identificare i propri prodotti con il termine identificativo comunemente usato nel loro ambiente.

Ovvia conseguenza è che se venissero apportate od apposte variazioni originali del termine dialettale lo stesso potrebbe assumere carattere distintivo e, pertanto, apparire come registrabile e tutelabile.

Si fa osservare che nell’interessante sentenza sopra menzionata del Tribunale di Torino, il giudicante, da un lato, ha statuito che si potrebbe ritenere che il termine dialettale “TUMA ‘FEJA” (in italiano: toma ossia formaggio a base di pecora) identifichi comunemente il formaggio di pecora nelle valli piemontesi nelle quali la tradizione induce i consumatori ad identificare un prodotto tradizionale con il diffuso termine dialettale piuttosto che con quello corrispondente italiano (toma di pecora).

Un aspetto rilevante del caso specifico era, però, che la parte attrice titolare del marchio contestato non faceva valere un marchio costituto esclusivamente dalle parole dialettali “tuma feja”, bensì un marchio complesso, distinto anche da un’ulteriore espressione, che poteva senz’altro assumere capacità distintiva.

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