L’importanza di chiamarsi Banksy (…e di poterlo dimostrare!)

Parte del fascino e dell’interesse creatosi attorno alla figura di Banksy è senz’altro dovuta al mistero che ne circonda l’identità.

La decisione dell’artista britannico di mantenere l’anonimato risulta essere, dal punto di vista mediatico e dell’impatto sociale, certamente in linea con i valori che l’artista stesso intende manifestare mediante le proprie opere. Ciò non può dirsi, invece, quando si passa dal piano, superbo ed etereo, dell’arte di Banksy al piano – ben più prosaico – dei Tribunali e degli Uffici preposti alla tutela della proprietà intellettuale. In tale prospettiva, la scelta di Banksy di non svelare la propria identità è stata, infatti, foriera di numerose vertenze aventi ad oggetto, in particolare, i diritti di privativa sulle più celebri tra le opere dell’artista.
Da ultimo, ha destato particolare attenzione la decisione della Divisione Cancellazioni dell’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO), avente ad oggetto la registrazione di marchio UE n. 12575155, rivendicante protezione sulla rappresentazione grafica della famosa opera “
Flower Thrower” di Banksy.

 

 

La suddetta decisione dell’EUIPO è stata resa, nell’ambito del procedimento n. 33843C, all’esito di un’azione di invalidazione diretta nei confronti della citata registrazione di marchio UE ed attivata dalla società inglese Full Colour Black Limited (Richiedente) sulla base dell’asserita malafede del titolare della registrazione (la società inglese Pest Control Office Limited, collegata – seppur indirettamente – allo stesso Banksy).
La decisione oggetto d’esame, come noto, è risultata essere integralmente favorevole alla Richiedente, avendo disposto l’espunzione della registrazione di marchio contestata dal relativo Registro Marchi dell’Unione Europea in forza delle seguenti motivazioni:

  1.       Banksy, non potendo godere della tutela conferita dal diritto d’autore (in quanto anonimo), ha dato corso al deposito ed alla successiva registrazione – per tramite della suddetta Pest Control Office Limited – del marchio oggetto di contestazione al solo fine di ottenere una tutela dell’opera “Flower Thrower”, senza – dunque – avere mai l’intento di usare in commercio il marchio in questione.
  1.       L’uso in commercio del marchio oggetto di contestazione, asseritamente avvenuto nell’ambito della nota esposizione “Gross Domestic Product”, è da ritenersi un mero tentativo di ottemperare al requisito d’uso del marchio così come previsto dalla vigente legislazione in materia, senza che, tuttavia, vi sia mai stata un’effettiva finalità commerciale, né da parte dell’artista né da parte della Pest Control Office Limited.
  1.       Le dichiarazioni dello stesso Banksy, il quale – tra le altre cose – ha più volte pubblicamente manifestato la propria avversione per la proprietà intellettuale ed ha ripetutamene affermato che “copyright is for losers”, hanno reso manifesta l’intenzione dell’artista di cercare di eludere la disciplina relativa alla registrazione dei marchi dell’Unione Europea. Nello specifico, le dichiarazioni alle quali è stato attribuito maggior peso sono quelle mediante le quali lo stesso Banksy comunicava che la vendita di alcune tra le sue opere, nell’ambito della citata esposizione “Gross Domestic Product”, aveva il solo scopo di (cercare di) dimostrare un uso commerciale delle opere e, quindi, dei relativi marchi (nel caso di specie, del marchio di cui alla suddetta registrazione n. 12575155).

 

 Ad avviso di chi scrive, la decisione dell’EUIPO in esame risulta essere sostanzialmente corretta. Il ragionamento dell’Ufficio, infatti, non può che essere basato sulle norme ed i regolamenti vigenti, che indicano con assoluta precisione i requisiti ai quali soggiace una registrazione di marchio perché possa essere utilmente mantenuta sul Registro e, quindi, utilmente opposta ai terzi.

 In conclusione, si segnala che la decisione dell’EUIPO in questione è – ad oggi – ancora suscettibile di appello.

Lascia un commento