Patent box e considerazioni sulle “esclusioni soggettive”

Patent box e considerazioni sulle “esclusioni soggettive”

L’analisi della Relazione illustrativa al decreto attuativo del Patent box individua alcune esclusioni soggettive tra coloro che possono esercitare l’opzione per il regime di detassazione parziale dei redditi derivanti dall’utilizzo dei beni immateriali.

Nell’ambito della categoria generale dei potenziali beneficiari rappresentata dai “titolari di reddito d’impresa”, l’eccezione pare riguardare coloro che rientrano nelle previsioni di cui all’art. 3 del D.M. 30 luglio 2015, di cui abbiamo già dato notizia nella precedente news del 21 ottobre 2015.

Tra gli esclusi si menzionano:

  1. le società assoggettate al fallimento, a partire dall’inizio dell’esercizio in cui interviene la relativa sentenza dichiarativa di apertura della procedura concorsuale;
  2. le società assoggettate alla liquidazione coatta amministrativa, a decorrere dall’avvio del periodo d’imposta in cui interviene il provvedimento che ordina la liquidazione;
  3. le società assoggettate alle procedure di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, a far data dall’inizio dell’esercizio in cui interviene il decreto motivato che dichiara l’apertura della procedura.

La ragione delle dette esclusioni è motivata dal fatto che trattasi di procedure non finalizzate alla continuazione dell’esercizio dell’attività economica, per le quali, peraltro, vigono criteri di determinazione del reddito diversi da quelli ordinari.

Pur non essendovi elencate formalmente, nella sostanza, il principio interpretativo ispiratore della Relazione illustrativa al decreto attuativo dovrebbe condurre a far ritenere escluse dal beneficio anche le imprese per le quali sussista un’oggettiva impossibilità di risanamento con continuità dell’esercizio dell’impresa, ovvero di eseguirlo a condizioni economicamente convenienti, rendendo necessaria la liquidazione aziendale.

Tale indirizzo interpretativo applicato a specifiche situazioni che si possono presentare in concreto, parrebbero estendere l’esclusione anche a:

  • la società in liquidazione, la quale persegue l’obiettivo della cessazione dell’attività;

ed ancora,

  • la società ammessa alla procedura di concordato preventivo, quando sia destinata ad interrompere l’attività – sulla base del piano depositato in tribunale – come nel caso del concordato preventivo con cessione dei beni:
  • la società ammessa al concordato preventivo con continuità aziendale, il cui piano preveda la cessione o il conferimento dell’azienda in esercizio, comportando, quindi, la cessazione dell’attività da parte dell’imprenditore.

Invece, l’esercizio dell’opzione per il regime agevolato dovrebbe essere ammissibile nel caso del concordato preventivo con continuità aziendale, il cui piano preveda la prosecuzione dell’attività da parte dello stesso imprenditore in stato di crisi.

Infine, l’accesso al regime agevolato del Patent box non risulta essere precluso nel caso di effettuazione di operazioni straordinarie: ciò in quanto l’art. 5 del D.M. 30 luglio 2015 precisa espressamente che, per effetto di: conferimento d’azienda, fusione e scissione di società, disciplinate dal c.d. principio di neutralità fiscale il soggetto avente causa subentra nell’esercizio dell’opzione effettuato dal dante causa (ed anche nella relativa durata), anche in relazione ai costi “qualificati” ed a quelli “complessivi” di cui all’art. 9 del D.M. 30 luglio 2015, posti a base del calcolo della quota di reddito agevolabile.

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