Quando è illecito l’uso del marchio di altri da parte dell’influencer?

Lo scorso 4 febbraio, la Sezione Specializzata in materia di Impresa del Tribunale di Genova, ha affrontato il tema dell’uso di marchi altrui da parte degli influencer, pubblicando la sentenza rispetto al caso di una nota casa di moda tedesca e del suo stilista di riferimento contro la casa automobilistica Ferrari.

Lo scorso anno infatti, l’azienda di Maranello ha querelato lo stilista e la sua firma a causa della ripetuta pubblicazione sui rispettivi profili Instagram di contenuti nei quali figuravano calzature e prodotti di abbigliamento accostati all’auto di lusso di proprietà del designer.
Secondo i legali della Ferrari, le immagini costituivano un illegittimo utilizzo commerciale, denigrazione e discredito del loro cliente e per questo hanno sporto ricorso.

Il Collegio ha quindi deliberato, affrontando il delicato tema dell’uso di marchi di terzi da parte degli influencer e facendo chiarezza su quando la condivisione sui social può definirsi lecita e quando, invece, può costituire una violazione dei diritti del titolare del marchio.

Nonostante il fashion designer abbia cercato di difendersi affermando che le immagini postate erano un mero tentativo di descrivere pubblicamente alcuni momenti della sua vita privata e il Collegio osservi di essere ben consapevole che, nella prospettiva di un influencer, risulti “essenziale la rappresentazione della propria vita privata al pari dell’ostentazione dei beni di consumo dei quali l’influencer si circonda. Risulta quindi inevitabile che l’ostensione dei propri consumi comporti l’esibizione – e quindi l’uso – dei segni distintivi di detti prodotti“, il Tribunale ha ritenuto “che l’immagine di alcune calzature esposte sul cofano di un’autovettura non descriva il momento di vita di alcuno (momento che può essere l’atto di mangiare, riposarsi, camminare, festeggiare, conversare etc.), anche in considerazione del fatto che appoggiare delle scarpe sul cofano di un’auto costituisce condotta del tutto priva di giustificazione pratica. Diversamente, l’immagine citata semplicemente mette in mostra le calzature marchiate [omissis] e il cofano marchiato [omissis], esposizione che non può spiegarsi se non con la finalità di promuovere la vendita delle calzature create dal titolare del profilo Instagram mediante l’associazione con l’autovettura di lusso ivi riprodotta”.

È questo il caso di una delle prime applicazioni in ambito social del nuovo art. 20, co. 1, lett. (c), CPI, che dal marzo 2019 prevede espressamente che sia illecito l’uso di un marchio rinomato “anche a fini diversi da quello di contraddistinguere i prodotti e i servizi senza giusto motivo consente di trarre indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza del marchio.

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