brevetto

Segnaliamo la recente ordinanza n. 5666 del 2 marzo 2021 della Corte di Cassazione, Sez. 1, secondo la quale il titolare del diritto di privativa leso può chiedere di essere ristorato del danno patito, invocando il criterio costituito dal margine di utile del titolare del brevetto applicato al fatturato dei prodotti contraffatti, realizzato dal contraffattore, in adesione al dettato dell’art. 125 del d.lgs. n. 30 del 2005, nel testo modificato dall’art. 17 d.lgs. n. 140 del 2006. Alla luce di quanto affermato, il danno va liquidato sempre tenendo conto degli utili realizzati in violazione del diritto, ossia considerando il margine di profitto conseguito, deducendo i costi sostenuti dal ricavo totale.
L’ordinanza fa riferimento alla liquidazione del danno da lucro cessante richiesto dal titolare di una privativa industriale con oggetto la fabbricazione e commercializzazione di uno specifico dispositivo avvolgi-tubo sulla sommità dei camion, per la contraffazione che ha subito.

In particolare, la Corte segnala che il criterio della “giusta royalty” o “royalty virtuale” segna solo il limite inferiore del risarcimento del danno liquidato in via equitativa.
Questo però, non può essere utilizzato a fronte dell’indicazione, da parte del danneggiato, di ulteriori e diversi ragionevoli criteri equitativi, il tutto nell’obiettivo di una piena riparazione del pregiudizio risentito dal titolare del diritto di proprietà intellettuale.

16 Giugno 2021

Violazione di brevetto: il criterio della “giusta royalty”

Segnaliamo la recente ordinanza n. 5666 del 2 marzo 2021 della Corte di Cassazione, Sez. 1, secondo la quale il titolare del diritto di privativa leso […]