cessione del marchio

Si segnala la recente ed interessante risposta ad interpello n. 536 del 6 agosto 2021 pubblicata dall’Agenzia delle Entrate rispetto al trattamento, ai fini IVA, della cessione di marchi registrati presso l’UIBM effettuata nell’ambito della vendita di un complesso aziendale situato in Svizzera.

In via generale, è stato evidenziato che, nel momento in cui si verifica il caso d’uso, l’atto di cessione dovrà essere registrato con l’applicazione dell’imposta fissa di registro; nello specifico, trattandosi di operazione intercorsa tra soggetti passivi stabiliti in Svizzera, la cessione del marchio registrato presso l’UIBM effettuata nell’ambito della cessione di un complesso aziendale situato in Svizzera è esclusa dal campo di applicazione dell’IVA per carenza del presupposto territoriale.
Non solo; l’atto in oggetto, essendosi formato all’estero, non è soggetto ad obbligo di registrazione ai fini dell’imposta di registro. Conseguentemente, nel momento in cui si verifica il caso d’uso, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 6 del TUR, l’atto di cessione andrà registrato con l’applicazione dell’imposta fissa di registro.

Seguiamo il percorso argomentativo dell’Agenzia delle Entrate per cui l’art. 19 della Direttiva n. 2006/112/Ce, del 28 novembre 2006, in cui è stato rifuso l’art 5 n. 8 della Direttiva n. 77/388/CEE, del 17 maggio 1977, prevede che in caso di trasferimento – sia a titolo oneroso che gratuito od anche sotto forma di conferimento ad una società – di una universalità – totale o parziale – di beni, gli Stati membri possono considerare che non sia avvenuta alcuna cessione di beni e che il beneficiario succeda al cedente.
La norma in commento conferisce, infatti, agli Stati membri UE la facoltà di prevedere l’irrilevanza, ai fini IVA, delle operazioni straordinarie (fusioni, scissioni, conferimenti) attraverso cui la società cedente trasferisce alla cessionaria il complesso dei rapporti attivi e passivi di cui ha la titolarità, realizzando una continuità dell’attività aziendale.

L’Italia si è avvalsa di tale opzione, recependo tale indicazioni nell’articolo 2, terzo comma, lettere b) e f) del decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972, n. 633, per cui non sono considerate cessioni di beni “le cessioni e i conferimenti in società o altri enti, compresi i consorzi e le associazioni o altre organizzazioni, che hanno per oggetto aziende o rami di azienda” (lettera b) e “i passaggi di beni in dipendenza di fusioni, scissioni o trasformazioni di società e di analoghe operazioni poste in essere da altri enti” (lettera f).

Occorre, inoltre, evidenziare come in merito alla distinzione tra una cessione di azienda ed una mera cessione di beni, i giudici comunitari ritengono che occorre effettuare una valutazione globale delle circostanze di fatto che caratterizzano l’operazione di cui trattasi per determinare se essa rientri nella nozione di trasferimento di un’universalità di beni, ai sensi della sesta direttiva, oppure no. In tale ambito, deve essere accordata particolare importanza alla natura dell’attività economica che si intende proseguire.

I principi elaborati dalla Corte di Giustizia UE sono stati, inoltre, recepiti anche a livello nazionale dalla Corte di Cassazione in tema di cessione del marchio effettuata nell’ambito della cessione di azienda, con la Risoluzione n. 48/E del 2006 in cui l’Agenzia delle Entrate ha avuto modo di precisare che, laddove uno Stato Membro abbia implementato l’art. 19 della Direttiva n. 2006/112/CE e, quindi, abbia escluso dal campo di applicazione dell’IVA la cessione di azienda, non sussisterebbe alcuna possibilità di scorporo di taluni beni in sede di qualificazione dell’operazione.

Laddove non sia, invece, individuabile, in Italia, la sussistenza di un complesso aziendale ai sensi dell’articolo 19 della Direttiva Iva, in relazione ai marchi trasferiti alla società, quale cessionaria del complesso aziendale situato in Svizzera, non può ritenersi applicabile il regime di neutralità, previsto per la cessione d’azienda o di ramo d’azienda.

Ad ogni modo, preme evidenziare che, nella specie segnalata, trattandosi di operazione intercorsa tra soggetti passivi stabiliti in Svizzera, la cessione del marchio è esclusa dal campo di applicazione dell’IVA per carenza del presupposto territoriale.

10 Settembre 2021

Non applicazione dell’IVA alla cessione di marchi registrati presso l’UIBM con contestuale cessione di azienda in Svizzera

Si segnala la recente ed interessante risposta ad interpello n. 536 del 6 agosto 2021 pubblicata dall’Agenzia delle Entrate rispetto al trattamento, ai fini IVA, della […]