diffamazione

I diritti di utilizzo del marchio “Frida Kahlo” costituiscono l’oggetto della decennale contesa sorta in materia di proprietà intellettuale che ha coinvolto l’immagine dell’artista messicana di fama internazionale.

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderon, pittrice ed icona internazionale, nota ai più come Frida Kahlo, morì nel 1954 senza lasciare alcun testamento. La nipote di Frida, Isolda Pinedo Kahlo, in conformità con la legge messicana sulle successioni, venne designata come erede universale dell’artista. La titolarità dei diritti ereditati da Isolda passò nel 2003, sempre per via successoria, alla figlia, nonché nipote di terzo grado dell’artista, Maria Cristina Romeo Pinedo, la quale ne venne riconosciuta come unica titolare.

Nel 2004, Maria Cristina diventò uno dei principali azionisti della Frida Kahlo Corporation (FKC), società regolata dal diritto panamense e costituita con la mission di “condividere e preservare l’arte di Frida Kahlo, concedendo licenze per l’utilizzo della sua immagine e commercializzando il marchio in tutto il mondo”.

I rapporti all’interno del Consiglio di Amministrazione della FKC, tuttavia, iniziarono ad oscillare quando, nel 2009, gli altri esponenti della società presero ad escludere la Sig.ra Pinedo da decisioni da essa ritenute come assolutamente rilevanti. Accusando una violazione del contratto, la Sig.ra Pinedo avrebbe fatto valere la risoluzione dell’accordo facendo, in questo modo, venir meno i diritti della società cessionaria di utilizzare il marchio in questione. La società panamense, però, ha continuato ad utilizzare il marchio sostenendo che la controversia avesse ad oggetto una questione di mero diritto societario concernente la direzione e la gestione dell’azienda, quindi priva di ogni effetto sul tema della proprietà intellettuale.

Con l’obiettivo di essere riconosciuta come unica ed esclusiva titolare dei diritti di immagine di Frida, la Sig.ra Romeo Pinedo, sostenuta dalla società Familia Kahlo S.A de C.V, a cui fanno capo diversi discendenti della famiglia Kahlo, ha promosso, negli ultimi anni, diverse azioni legali. Nel 2018, la Familia Kahlo ha collezionato una importantissima vittoria contro la Mattel Inc. che, dietro contratto di licenza sottoscritto con la FKC, aveva messo in vendita una bambola Barbie raffigurante l’artista messicana. Secondo i ricorrenti, l’azienda statunitense non aveva alcuna licenza per usare l’immagine per la serie di giocattoli che onorava le donne ispiratrici della storia, dal momento che la FKC non era, in realtà, titolare dei diritti licenziati. Il tribunale messicano adito per la questione ha, infatti, ordinato al produttore di giocattoli fermare la commercializzazione della bambola e ai grandi magazzini in Messico di smetterne la distribuzione.

Di fronte a questo provvedimento, l’azienda panamense ha accusato la Sig.ra Pinedo e Familia Kahlo di violazione del marchio “FRIDA KAHLO”, sostenendo che questi avrebbero, inoltre, creato anche un sito web concorrente (www.fkahlo.com) per la commercializzazione di beni e servizi, all’interno del quale veniva utilizzato, illegittimamente, il suddetto marchio. Nell’azione promossa dinnanzi alla Corte distrettuale degli Stati Uniti per la Florida meridionale, la Sig.ra Pinedo è stata, inoltre, accusata di diffamazione, in quanto le dichiarazioni pubbliche da questa rilasciate avrebbero messo in discussione la titolarità sia del marchio sia dei diritti di immagine di Frida Kahlo e, dunque, avrebbero fatto perdere alla FKC importanti opportunità di sottoscrizione di contratti di licenza.

Pronunciandosi con sentenza, il giudice Robert N. Scola Jr. ha riscontrato un difetto di giurisdizione sulla questione, sottolineando come “il contenzioso in Florida sarebbe gravoso per gli imputati – due individui che risiedono entrambi a Città del Messico e non hanno alcun legame con la Florida. L’interesse della Florida in questa controversia è minimo. Mentre i querelanti presumibilmente hanno un ufficio in Florida, non c’è stata alcuna dimostrazione dell’impatto delle presunte violazioni degli imputati in Florida per sollevare l’interesse della Florida oltre un interesse generalizzato nel far rispettare la legge federale” concludendo che fossero Messico e Panama, indicati come “paesi in cui le parti risiedono indiscutibilmente” a poter fornire foro per continuare l’ennesima battaglia legale.

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