digitalizzazione

Il sistema giudiziario italiano presenta senza dubbio dei limiti, soprattutto a fronte dell’accelerata digitalizzazione, che si è resa tra l’altro necessaria nell’ultimo anno, di tutti gli operatori del mercato, compresi quelli che si muovono ai confini della legalità.

Anche il sistema però si sta adattando, accelerando la rincorsa. Lo strumento più rappresentativo in questo senso è la cosiddetta dynamic injuction (inibitoria dinamica), a cui i giudici stanno ricorrendo sempre più spesso. Ma andiamo con ordine.

Cos’è la dynamic injunction?

Contrapposta alla più nota ed utilizzata static injunction (inibitoria statica), la dynamic injunction permette, specialmente in relazione ad alcuni tipi di attività illecite online, di modulare l’enforcement dei diritti di privativa online, adattandosi alle forme che queste possono assumere.
La static injunction, infatti, a causa delle caratteristiche della rete, è molto più facilmente aggirabile, tanto che i contenuti illegali hanno la possibilità di essere ricaricati, spostati o ri-hosted su altri siti, oppure addirittura assumere forme tali per cui non rientrano nell’ambito di azione dell’inibitoria tradizionale.

L’utilizzo della dynamic injunction è stato riconosciuto lecito e non in contrasto con il diritto europeo dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea a partire dal 2018, portando i Paesi membri ad un ricorso sempre più frequente.

Il caso Italia

Per quanto riguarda l’Italia, l’inibitoria dinamica si è già dimostrata molto utile nella guerra contro la pirateria online, tanto che i giudici hanno stabilito che è possibile emettere questo tipo di inibitoria addirittura nei confronti dell’internet service provider stesso, potendo anche pretendere che venga disabilitato l’accesso ai portali o siti diversi da quelli identificati dell’ingiunzione. Questo perché viene riconosciuta l’attività illecita che ha per oggetto gli stessi contenuti, fruibili dallo stesso target e riconducibili agli stessi soggetti.
Esempio illustre dell’utilizzo della dynamic injunction è stato il film Tolo Tolo, uscito nelle sale cinematografiche nel gennaio 2020: il produttore e il titolare dei diritti di distribuzione hanno bloccato, tramite questo tipo di ingiunzione, la diffusione online prima dell’uscita nelle sale.

La dynamic injunction per i brand

Sempre nel 2020, i giudici hanno utilizzato la dynamic injunction per due casi di diffamazione nei confronti dei brand Elisabetta Franchi, famosa griffe rappresentante del Made in Italy nel mondo, e della Novaliq, un’azienda farmaceutica che si occupa in particolare di disagi oculari. In entrambi i casi la brand reputation dei due marchi è stata lesa, in modo particolare sui social media.

Il Tribunale di Roma ha emesso per entrambi i casi due ingiunzioni dinamiche, ordinando non solo che i contenuti e messaggi dannosi (attribuibili direttamente e non, ai due soggetti) venissero immediatamente rimossi, ma dando la possibilità ai due marchi di rivolgersi direttamente alle piattaforme social (e in generale, agli internet provider services) per richiedere l’esecuzione e segnalare eventuali future violazioni, fornendo così un modo per difendersi nell’eventualità che il reato venisse reiterato o spostato su canali differenti.

Alla luce di queste considerazioni, è plausibile che le dynamic injunctions possano diventare, in breve tempo, uno strumento legale utilizzabile sia nel caso di violazione dei copyright, sia in casi di condotte sleali o brand reputation.

30 Marzo 2021

“Dynamic injunction”: una nuova arma contro la pirateria online

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