qiaodan sports

A partire dal 2014, il caso “Michael Jordan vs Qiaodan Sports” ha suscitato grande interesse nell’ambito della proprietà intellettuale, in particolar modo sul mercato cinese.

Nel 2010, infatti, l’azienda cinese Qiaodan Sports LLC, ha registrato il suo marchio nella Classe 25, per articoli di abbigliamento, scarpe e cappelleria.
A quel punto, l’atleta ha presentato ricorso, sottolineando come l’azione andasse ad infrangere sia il diritto al nome, sia i suoi diritti di immagine.
La controparte si è difesa affermando innanzitutto che il nome completo del soggetto è Michael Jeffrey Jordan, per cui non avrebbe potuto reclamare i diritti solamente sul cognome “Jordan”, né sulla traslitterazione cinese (“喬丹”).
In seconda battuta, ha affermato che la silhouette presente nel logo, non presentava nessun particolare che facesse pensare al pubblico che fosse nello specifico quella dell’atleta. Purtroppo però, la silhouette in questione è stata creata a partire da un fermo immagine che raffigurerebbe lo stesso Michael Jordan, impegnato a schiacciare a canestro durante la sfida contro gli Orlando Magic nel 1996.

Dopo otto lunghi anni e dopo aver subito per due volte il rigetto, lo scorso aprile la Corte Suprema Cinese ha finalmente deliberato la sua decisione finale, permettendo al cestista non solo di proteggere il proprio nome in Cina, ma anche a livello internazionale, tutelando la proprietà intellettuale del marchio.
Di recente inoltre, il tribunale di Shanghai ha reso note le condizioni del risarcimento: innanzitutto la Qiaodan Sports dovrà risarcire l’atleta con 46.000 dollari a causa dei “danni morali” provocati, oltre ai costi legali, che dovrebbero ammontare a circa 7.600 dollari; in aggiunta, l’azienda non potrà più utilizzare sui prodotti i caratteri cinesi; dovrà infine rilasciare delle scuse pubbliche attraverso comunicati stampa e canali social, chiarendo definitivamente di non essere affiliati con Michael Jordan.

Una volta conclusa questa battaglia legale, la Qiaodan Sports non si è fermata.
L’azienda cinese ha infatti deciso di chiamare in causa Amazon, accusandola di aver utilizzato il nome “Jordan” per vendere sul marketplace cinese alcuni prodotti a marchio Qiaodan Sports.
Per gli sviluppi sulla vicenda, dovremo attendere i prossimi mesi.