super league

Il progetto della Super League, almeno nella propria configurazione iniziale, sembra essere durato lo spazio di quarantotto ore, dall’annuncio ufficiale dato nella serata di domenica 18 aprile alla nottata di martedì 20 quando, uno dopo l’altro, più della metà dei club fondatori ha comunicato di rinunciare o di non considerare più la partecipazione di interesse per la società. Passi indietro dettati sia dal fronte compatto di reazioni sdegnate di FIFA, UEFA, tifoserie, altri club e, addirittura, mondo istituzionale e politico, sia dalla prospettiva di esclusione delle squadre dai campionati nazionali e dei tesserati dalle competizioni con la propria Nazionale.

Gli interessi dietro alla proposta sono anche, per non dire esclusivamente, economici ed hanno risvolti complessi su una serie di campi, fra cui non manca quello della proprietà industriale.
In primis, è possibile notare come alcuni dei club fondatori si giovino di fama costruita nel corso del tempo, alla quale – però – non corrispondono sempre recenti brillanti risultati sul campo. Ben otto fra i dodici fondatori rientrano, infatti, nella top ten dei club calcistici con il più alto valore del brand, mentre non tutti, stando alla situazione attuale delle classifiche dei vari campionati, saranno in grado di qualificarsi per disputare la Champions League 2021/2022.

Concentrando l’attenzione sul portfolio marchi e sui soli club iscritti alla Premier League inglese, si nota come il Manchester United FC sia in vetta alla classifica dei club con il più alto numero di marchi depositati o registrati di propria titolarità, con ben 540 marchi che trascendono i confini del solo Regno Unito. Seguono, staccati di molto, Chelsea FC, Tottenham Hotspur FC, Arsenal FC, Liverpool FC e Manchester City FC. Per quanto riguarda le tre squadre spagnole aderenti alla Super League, nel 2020 i dati vedevano in testa il FC Barcelona, con 396 marchi, seguito a ruota dal Real Madrid CF e, ben più distaccato, il Club Atlético de Madrid. Tra le tre italiane, non stupisce che sia la Juventus FC a fare la parte del leone, con 195 marchi, mentre la seconda, la FC Internazionale Milano, ne conta soltanto trentacinque, seguita dall’AC Milan[1].

La cronaca recente dimostra come non si tratti soltanto di numeri, ma del fatto che l’attenzione delle società rivolta alla tutela dei propri marchi sia in costante crescita.
A titolo di esempio, la FC Internazionale ha riportato, nel gennaio 2021, un’importante, anche se non definitiva, vittoria nei confronti del Club Internacional de Fútbol Miami in una disputa iniziata nel 2014 con il deposito di una domanda di marchio sulla parola “INTER” di fronte all’Ufficio Marchi statunitense. Nel 2019, poi, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata sulla disputa fra Mariott Worldwide Corporation e l’AC Milan sulla confondibilità fra i segni visibili qui sotto, sancendo la mancata esistenza di un rischio di confusione per il consumatore.

Anche gli organizzatori della Super League si sono premurati di procedere con la tutela del logo. Infatti, in data 16 aprile 2021, è stata depositata di fronte all’Ufficio Europeo per la Proprietà Intellettuale domanda di marchio dell’Unione Europea relativa al segno visibile di seguito, lo stesso che è possibile visualizzare sul sito ufficiale “thesuperleague.com”, con rivendica di prodotti e servizi nelle classi 3, 4, 5, 6, 8, 9, 10, 11, 12, 14, 15, 16, 18, 20, 21, 22, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 37, 38, 39, 41, 42, 43, e 45.

Una scelta, quella del deposito di un marchio figurativo con una specifica rivendica di colori, che potrebbe essere dettata dall’esigenza di differenziarsi dal segno già tutelato per tramite di una anteriore registrazione di marchio dell’Unione Europea e di una anteriore registrazione di marchio britannico, entrambe relative alle parole “EUROPEAN SUPER LEAGUE”, depositate nel 2018 e registrate nel 2019.

Negli ultimi sette mesi, inoltre, sono state depositate ben tre domande di marchio relative al segno “EUROPEAN SUPER LEAGUE”: due domande spagnole rivendicanti servizi in classe 41, dell’ottobre 2020, per il marchio denominativo, e del gennaio 2021, in una configurazione grafica specifica; una domanda di marchio britannico in classe 28, del 19 aprile 2021, per il marchio denominativo.

Gli effetti della creazione e, a questo punto, parrebbe, della momentanea sospensione del progetto non sono, tuttavia, limitati al destino dei club. Infatti, anche le stelle del calcio hanno dimostrato sempre maggiore consapevolezza con riferimento alla possibilità non soltanto di tutelare ma, altresì, di sfruttare economicamente i propri diritti, a partire da quelli di immagine sino a quelli derivati dalla registrazione di marchi di loro titolarità.
Infatti, Lionel Messi, titolare nel 2020 di ben 163 marchi, il 17 settembre dello scorso anno ha riportato una importante vittoria di fronte alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea riguardo alla possibilità di registrare il segno presente qui a fianco, nelle classi 9, 25 e 28: la Corte ha, infatti, escluso la sussistenza di un rischio di confusione con il segno “MASSI” (ne abbiamo parlato qui).

Qualunque sarà il futuro del progetto che, per il momento, sembra, nelle parole, accantonato e, nei fatti, abbandonato, saranno senz’altro da tenere in grande considerazione le conseguenze del progetto stesso sui diritti di proprietà industriale, sia delle società sia dei singoli calciatori.

[1] Dati aggiornati al 30 luglio 2020.

22 Aprile 2021

La Super League è (anche) questione di marchi

Il progetto della Super League, almeno nella propria configurazione iniziale, sembra essere durato lo spazio di quarantotto ore, dall’annuncio ufficiale dato nella serata di domenica 18 […]