Il caso Brass Jar, Inc. v. Amazon

Ritratto disegnato di William Shakespeare, il famoso scrittore e drammaturgo inglese.

Shakespeare può essere ubriaco, ma i suoi legali no

Il mondo dell’intrattenimento è spesso al centro di dispute in merito a contenuti e personaggi inclusi in prodotti per il cinema e per la tv senza, però. adeguati accordi o autorizzazioni da parte dei rispettivi titolari dei diritti d’autore. Meno spesso accade, invece, che le violazioni lamentate riguardino i diritti discendenti dalla normativa in materia di marchi, dal momento che tali diritti sono inseriti, nella maggior parte dei casi, nell’ambito di accordi tra i titolari e le case di produzione al fine di veicolare e promuovere i marchi in questione a fini pubblicitari. 

Non rientra, invece, nella casistica di cui sopra l’azione legale recentemente proposta, dinanzi alla Corte Distrettuale del Distretto Sud della Florida, Divisione di Miami, da parte di Brass Jar, Inc., società di New York celebre nel settore teatrale per essere l’organizzatrice di “Drunk Shakespeare”. Si tratta di un format che include cinque attori professionisti incaricati di declamare una delle commedie del celebre autore inglese e, nell’ambito del quale, uno degli attori è tenuto a recitare assumendo, contestualmente, una predeterminata quantità di alcolici. Il risultato è un’improvvisazione che rende ogni spettacolo unico e irripetibile. Al fine di tutelare il format, la società ha provveduto a depositare una domanda (oggi registrazione) di marchio statunitense, i.e. la registrazione n. 7212008 per il segno denominativo “DRUNK SHAKESPEARE”, presentata avanti all’Ufficio Marchi e Brevetti statunitense il 28 settembre 2022 e concessa il 7 novembre 2023, con rivendica del solo servizio “produzioni teatrali” in classe 41.

Proprio l’asserita violazione dei propri diritti su tale registrazione è tra le basi dell’azione legale proposta nei confronti di Amazon.com, Inc., Amazon MGM Studios LLC, Amazon Technologies, Inc., e Amazon Services, Inc. in relazione all’utilizzo del marchio nel quarto episodio di “Off Campus”, una delle serie prodotte e distribuite da Amazon Prime che ha riscosso maggior successo nell’anno corrente. In particolare, le richieste dell’attrice si riferiscono al fatto che, a fare da cornice alle relazioni tra i protagonisti nel quarto episodio, sia proprio una rappresentazione amatoriale, a livello universitario, alla quale i personaggi all’interno della narrazione si riferiscono esplicitamente con il termine “Drunk Shakespeare”. Tuttavia, non è soltanto la sceneggiatura ad essere contestata, ma anche la decisione di inserire la dicitura “Drunk Shakespeare” nel sommario dell’episodio disponibile sia su Prime Video sia sul portale IMDb, nonché, ancora, il fatto che anche nelle attività di promozione della serie attori e società partner di Amazon si siano riferiti alla sequenza in questione utilizzando la dicitura citata in funzione di marchio. In aggiunta a ciò, viene, altresì, contestato ad Amazon il fatto che nessun riferimento a “Drunk Shakespeare” sia presente nel libro su cui la serie è basata.

Oltre alla violazione ed alla contraffazione del marchio, Brass Jar, Inc. sostiene anche che vi sia stata una violazione dei propri trade dresses, tra cui la configurazione dello spazio sia sul palco sia in relazione al particolare posizionamento del pubblico. In aggiunta, si fa riferimento anche ad una falsa indicazione di origine, alla violazione della legge statale della Florida identificata come “Deceptive and Unfair Trade Practices Act”, all’ingiustificato arricchimento dei convenuti nonché alla violazione di marchio ed alla concorrenza sleale sulla base della common law. In conseguenza di ciò, l’attrice ritiene possa rinvenirsi, nel caso di specie, un duplice rischio confusorio: da un lato, il consumatore potrebbe erroneamente ritenere che vi sia un collegamento fra la titolare dei diritti (ossia Brass Jar, Inc.) ed Amazon e, dall’altro lato, il consumatore potrebbe associare il format “Drunk Shakespeare” alla serie Amazon ed al colosso creato da Jeff Bezos, anziché alla produzione già in essere ed alla società connessa alla stessa. 

Infatti, secondo la ricostruzione dell’attrice, nel 2026 sono state rese più di duemilacinquecento performances relative tanto a “Drunk Shakespeare” quanto ad altri spettacoli anch’essi tutelati dalla famiglia di marchi per il segno “DRUNK”, di cui la società Brass Jar, Inc. è titolare non soltanto dinanzi all’Ufficio Marchi statunitense, ma anche dinanzi all’Ufficio Marchi canadese ed all’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (OMPI), con designazioni in Australia, Canada, Cina, Corea, Giappone, Messico, Unione Europea, Regno Unito e Jersey.

Il procedimento pendente avanti alla Divisione di Miami è appena agli inizi, ma offrirà certamente prospettive di analisi e discussione, sia per gli addetti ai lavori sia per gli appassionati.

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