concorrenza sleale

Il celebre fashion brand Philipp Plein è stato, negli ultimi mesi, il protagonista di una battaglia legale portata avanti dalla società statunitense Resurrect By Night LLC (“RBN”).

Philipp Plein, designer tedesco, ha fondato la società omonima nel 1998 a Monaco di Baviera e, nel corso degli anni, ha visto la propria popolarità accrescersi in misura sempre maggiore, in particolare a partire dal 2009, fino al debutto ufficiale nel mondo della moda alla Milano Fashion Week del 2011 e alla New York Fashion Week del 2017.
Grazie al proprio stile eccentrico, all’utilizzo di combinazioni cromatiche appariscenti e all’attenzione rivolta alla volontà di una continua innovazione, il brand, destinato ad una clientela appartenente al mondo del lusso, ha ottenuto premi ed un grande favore di pubblico.

La collezione Primavera/Estate 2020, però, non ha riscosso un apprezzamento unanime, anzi, si è resa protagonista di una serie di critiche.
In particolare, la Resurrect By Night, un art clothing brand newyorkese fondato dall’artista che opera sotto l’acronimo di B.A.N., ha sostenuto che Philipp Plein America, branca statunitense del gruppo internazionale, avesse riprodotto i propri disegni incorporandoli nei capi di abbigliamento della suddetta collezione senza alcuna preventiva autorizzazione, violando, dunque, i propri diritti d’autore sulle opere in questione.

Nella molteplicità di disegni contestati, tra le pretese della ricorrente, è indicata, a titolo di esempio, l’immagine di una forma umana con un teschio al posto del viso e i pugni serrati, sormontata dalla dicitura “SANCTIFIED” che, secondo quanto sostenuto da Resurrect by Night, la controparte avrebbe modificato, nel proprio modello, sostituendola con il nome del brand riportato in lettere maiuscole e in caratteri stilizzati.
Dello stesso destino sarebbe stata vittima anche l’immagine di un personaggio femminile, sempre caratterizzato da un teschio al posto del viso, dai capelli biondi e anch’esso “indebitamente firmato” “PHILIPP PLEIN”.

Le accuse della RBN si sono tradotte nel deposito di un’azione legale nello scorso mese di giugno presso una Corte distrettuale di New York, in cui si accusa lo stilista di statura mondiale di violazione del copyright sui disegni, di cui la RBN risulta essere titolare, in quanto registrati presso il Copyright Office degli Stati Uniti (USCO).
La società ricorrente evidenzia di non aver mai autorizzato alcuna società del gruppo Philipp Plein ad appropriarsi, riprodurre, esporre o distribuire i suddetti disegni; pertanto, la condotta tenuta da queste ultime si sostanzia nell’uso illegale dei disegni, nonché nella vendita di capi contraffatti per mezzo di vari canali di distribuzione, tra cui Farfetch e Alibaba’s Tmall, da cui sono stati incassati guadagni illeciti a partire dal dicembre 2020.

Le accuse della RBN non hanno suscitato – per il momento – alcun tipo di risposta da parte del gruppo Philipp Plein. Nel silenzio del convenuto, i legali della RBN hanno provveduto a depositare, lo scorso 7 settembre, una dichiarazione in cui si chiede ai giudici di emettere una decisione in contumacia, dal momento che le imputate non soltanto non hanno mostrato interesse nei confronti della vicenda, ma, addirittura, non siano comparse in giudizio, nonostante abbiano correttamente ricevuto la notifica della citazione. 

La RBN, nella speranza di ottenere un significativo risarcimento e nell’attesa di chiudere la questione, dichiara di aver “contattato tutti i convenuti già nel settembre 2020 e richiesto che cessassero e desistessero, tra l’altro, dalla produzione, distribuzione, commercializzazione e vendita dei prodotti in violazione”, ma questi ultimi “non hanno ottemperato al contenuto di tale richiesta e, quindi, la loro condotta è ora da considerarsi come dolosa“.

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