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Mentre i rapporti fra Unione Europea e Repubblica Popolare Cinese si sono, ultimamente, raffreddati sulla scia delle sanzioni incrociate originate dal trattamento della minoranza Uigura nella regione dello Xinjiang, non deve, tuttavia, passare sotto silenzio l’entrata in vigore, il 1° marzo 2021, del tanto anticipato accordo in merito alla cooperazione in materia di indicazioni geografiche e loro protezione.

Concluso nel novembre 2019 e firmato nel settembre 2020, l’accordo bilaterale, ultimo risultato di una serie di sforzi congiunti che hanno preso avvio nel 2006, si pone quale scopo la protezione contro l’usurpazione e l’imitazione di novantasei Indicazioni Geografiche (IG) dell’Unione in Cina e cento Indicazioni Geografiche cinesi nell’Unione Europea, con la prospettiva di vedere tali numeri crescere di centosettantacinque Indicazioni Geografiche per ciascun lato entro il 1° marzo 2025. Le conseguenze di tale accordo sono rilevanti soprattutto dal punto di vista economico, dal momento che la Cina si configura come la terza destinazione per i prodotti europei del settore agri-food, con un mercato di più di un miliardo di consumatori, nonché la seconda meta per i prodotti coperti da Indicazione Geografica. Un mercato in rapidissima crescita e, in particolare, basato su un proprio sistema nazionale di Indicazioni Geografiche di lunga data.

L’accordo si pone nel contesto di un ampio impegno da parte dell’Unione verso la protezione dei nomi degli specifici prodotti al fine di promuoverne l’unicità delle caratteristiche legate alla loro origine geografica. Attualmente sono più di 3.300 le Indicazioni Geografiche registrate nell’Unione e più di 1.600 quelle con origine fuori dai confini dell’Unione stessa ma protette all’interno del suo territorio. L’obiettivo è, da un lato, il consolidamento dell’apprezzamento delle caratteristiche di sicurezza, qualità ed autenticità che i consumatori cinesi rilevano al momento della scelta delle eccellenze europee del settore agri-food; dall’altro, aprire il mercato dell’Unione a specialità che già godono di uno status particolare in Cina.

L’Italia, con ventisei Indicazioni Geografiche ad aver superato le varie fasi di valutazione necessarie per entrare nell’accordo, svolge la parte del leone grazie alle seguenti denominazioni: Aceto balsamico di Modena, Asiago, Asti, Barbaresco, Bardolino Superiore, Barolo, Brachetto d’Acqui, Bresaola della Valtellina, Brunello di Montalcino, Chianti, Conegliano-Valdobbiadene-Prosecco, Dolcetto d’Alba, Franciacorta, Gorgonzola, Grana Padano, Grappa, Montepulciano d’Abruzzo, Mozzarella di Bufala Campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Prosciutto di Parma, Prosciutto San Daniele, Soave, Taleggio, Toscano, Vino nobile di Montepulciano. Segue la Francia, con venticinque Indicazioni Geografiche. 

L’accordo si pone come un importante tassello del più ampio disegno mirato verso una tutela sempre più ampia e puntuale delle Indicazioni Geografiche. A riprova di ciò si può ricordare come l’Ufficio Europeo della Proprietà Intellettuale (EUIPO) sia stato motore verso il riconoscimento della prima Indicazione Geografica Protetta registrata presso l’Organizzazione Regionale Africana della Proprietà Intellettuale (se ne è parlato qui). È da sottolineare, inoltre, il fatto che fino al 9 aprile 2021 è aperta la consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Europea (se ne è parlato qui), rivolta sia alle autorità pubbliche sia ai singoli cittadini, relativa alle strategie per il rafforzamento del sistema delle indicazioni geografiche distinte in base a diversi regimi di qualità.

1 Aprile 2021

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