plagio

“Per un pugno di dollari” di nuovo protagonista, non, però, sulla scia delle versioni restaurate dei grandi classici che sono tornate, recentemente, a popolare i cinema, bensì di fronte ad una Corte e, in particolare, alla Sezione XVII del Tribunale di Roma, specializzata in materia di imprese che, nel marzo 2021, ha reso una interessante decisione in relazione alla presunta violazione del copyright sul personaggio protagonista della celeberrima pellicola di Sergio Leone del 1964, interpretato da Clint Eastwood.

Nel 2017, UNIDIS JOLLY FILM S.r.l., produttrice della pellicola che ha dato inizio alla cosiddetta “trilogia degli spaghetti western” conveniva in giudizio Paramount Pictures Co. e Paramount Home Entertainment Italy S.p.a., insieme a Universal Pictures International S.r.l. e Sky Italia S.r.l., distributrici in Italia del film di animazione “Rango”, vincitore nel 2012 del Premio Oscar per il Miglior Film d’Animazione; la richiesta, nei confronti di ciascuna convenuta, di un risarcimento dei danni pari a circa € 200.000,00 era basata sui diritti d’autore in relazione all’opera cinematografica “Per un pugno di dollari” e, in particolare, sul personaggio dell’”uomo senza nome”, specificamente caratterizzato sia a livello psicologico sia in relazione a componenti iconografiche dell’aspetto fisico, quali la pelle bruciata dal sole, la barba trasandata, gli occhi serrati e la postura incurvata, nonché degli accessori, tra cui un poncho alla messicana, un cappello a falde larghe ed il sigaro in bocca. Infatti, sulla base degli orientamenti giurisprudenziali che avevano, in precedenza, riconosciuto specificità autoriale a personaggi dotati di caratteristiche uniche, tra cui il celebre cowboy dei fumetti Tex Willer, la UNIDIS rivendicava tutela al di fuori dei diritti autoriali e di sceneggiatura relativi alla sola opera cinematografica.

In “Rango” il protagonista è un camaleonte eccentrico ed insicuro che, catapultato in una piccola città del West, con le proprie velleità attoriali si finge un eroe del West, dal nome che dà il titolo alla pellicola, e finisce per sventare i piani malvagi posti in essere dalle autorità. Al centro del caso di specie è una scena, della durata inferiore ai due minuti, nella quale compare in sogno al protagonista lo “Spirito del West”, con le fattezze di un Eastwood invecchiato in panni riconducibili a quelli dell’iconico personaggio interpretato quasi cinquant’anni prima. Secondo la UNIDIS, il plagio sarebbe tanto più evidente date le trattative intavolate dalla Paramount per ottenere la licenza d’uso del personaggio, non andate a buon fine. La società statunitense, a propria volta, evidenziava, da un lato, l’assenza di caratteristiche autoriali riferibili al personaggio dell’”uomo senza nome”, il quale avrebbe attinto da stereotipi consolidati nel mondo cinematografico e letterario, e, dall’altro lato, le differenze riscontrabili fra lo stesso “uomo senza nome” e lo “Spirito del West”, il diritto di parodia ed il suo legittimo esercizio, nonché l’assenza di titolarità, in capo alla UNIDIS, del diritto d’autore sul personaggio, diritto che spetterebbe, eventualmente, a Sergio Leone e Duccio Tessari, in qualità – rispettivamente – di regista e sceneggiatore di “Per un pugno di dollari”.

Il Tribunale ha disposto il rigetto delle richieste di parte attrice basando la propria decisione su diversi rilievi: in primis, viene evidenziato come i contesti dei due film presentino radicali differenze, essendo il primo caratterizzato da una “crescente tensione narrativa” mentre il secondo apparendo “goliardico e semiserio”, destinato principalmente ad un pubblico di bambini. Successivamente, viene sottolineato come le similitudini tra lo “Spirito del West” e “l’uomo senza nome” siano evidenti, ma viene, altresì, rilevato come sia possibile notare che il film di animazione, il quale scientemente omaggia ben più di una celebre pellicola della storia hollywoodiana, essendo “pervaso da un marcato citazionismo”, sembri maggiormente riprendere “la gestualità, il timbro della voce e le caratteristiche fisiche” di Clint Eastwood, come testimoniato, altresì, dalla scelta di inserire, sullo sfondo della scena, una borsa colma delle statuette Oscar vinte dall’attore statunitense nel corso della sua lunga e proficua carriera. Infatti, l’apparizione dello “Spirito del West” incarna un momento di epifania del Rango attore più che del Rango eroe, come attestato dalla frase “sometimes you gotta dig deep to find what you are looking for” che lo invita “ad approfondire la ricerca artistica e, soprattutto, interiore” portando il Tribunale a concludere che “nel film Rango e nelle relativa sceneggiatura, nessun riferimento sia stato inserito in relazione al preteso personaggio della trilogia di Sergio Leone, quanto all’attore hollywoodiano Clint Eastwood, maggiormente noto e immediatamente riconoscibile al pubblico europeo ed americano”.

Un richiamo interessante, nonché non usuale nella giurisprudenza italiana, è quello alla dottrina del “fair use”, comune nel mondo anglosassone, in base alla quale la valutazione in merito alla sussistenza, o meno, di plagio deve tener conto, altresì, dell’entità dell’uso dell’opera oggetto di presunto plagio: nel caso di specie, il ruolo dello “Spirito del West” è senz’altro un ruolo chiave, ma assolutamente marginale. Altro richiamo degno di nota è quello alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea nel caso Deckmyr/Vandersteen (C-201/13), secondo cui la parodia costituisce un dato creativo autonomamente tutelabile dalla normativa sul diritto d’autore e non rilevabile, però, nel film “Rango”.

Infine, la chiave di volta della vicenda sembra poter essere individuata nell’assenza delle caratteristiche creative che possano portare all’identificazione dello stesso come “personaggio” autoriale in senso stretto, dal momento che esso sembra costituire “la rielaborazione personale e non evolutiva da parte di Sergio Leone di prototipi noti alla narrazione letteraria e cinematografica” risalenti addirittura all’Odissea, con “lo stereotipo dell’eroe negativo, ambiguo, doppiogiochista, straniero, fuorilegge”. Oltre a non aver acquisito una permanenza in pubblico, critica o opere successive, l’”uomo senza nome” non si è nemmeno diversificato dall’attore che lo impersona, come – invece – accaduto ai personaggi oggetto della giurisprudenza citata dalla stessa attrice.

16 Luglio 2021

La tutela del copyright su personaggi di fantasia in salsa spaghetti western

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