registrazione marchi

Florida, terra di molte attrattive per i turisti e, altresì, di aeroporti, tenendo in considerazione il fatto che includendo nel conteggio soltanto quelli adibiti ai voli commerciali, si raggiunge quota venti. Proprio due di essi sono stati, negli anni passati, coinvolti in una disputa giunta a conclusione soltanto recentemente ed incentrata sull’utilizzo del nome “Orlando” all’interno della denominazione dello scalo.

Non si tratta, tuttavia, della prima volta in cui l’Orlando International Airport, conosciuto dagli addetti ai lavori con la sigla di MCO, agisce nei confronti di un aeroporto che incorpora nella propria denominazione il nome della città “Orlando” sostenendo tale scelta sia dettata dalla nemmeno troppo velata intenzione di rendere lo scalo di controparte maggiormente “appetibile” nei confronti dei turisti che, ogni anno, volano in Florida per raggiungere i celebri parchi tematici come il Walt Disney World o gli Universal Studios. È, in primis, essenziale tener presente che la Greater Orlando Aviation Authority, ente governativo che gestisce l’Orlando International Airport, risulta titolare di una registrazione di marchio statunitense per il segno riportato di seguito, depositato il 25 luglio 1988 e registrata il 7 novembre 1989, rivendicante proprio i servizi aeroportuali in classe 39.

Qualche anno fa, era stato l’Orlando Sanford International Airport (sigla SFB) ad essere citato in giudizio: il nuovo nome dello scalo, prima battezzato Central Florida International Airport, era stato motivato, secondo le ragioni dell’attore, proprio dalla volontà che l’indicazione della città, ben in evidenza, potesse attrarre un maggior numero di viaggiatori i quali, soltanto una volta atterrati, si sarebbero sfortunatamente resi conto di come un’ulteriore ora di viaggio ancora li separasse da Walt Disney World. Inoltre, il deposito, avvenuto nel 2016, di due domande di marchio statunitense da parte della Sanford Airport Authority, una per il marchio denominativo “ORLANDO SANFORD INTERNATIONAL AIRPORT” ed una per il marchio figurativo qui sotto riportato, è stato interpretato come tentativo di creare una associazione permanente fra il nome della città e lo specifico aeroporto, in violazione dei suddetti diritti di privativa anteriori di titolarità della GOAA, con il conseguente inizio di due paralleli procedimenti di opposizione tuttora in atto.

Le medesime ragioni sono alla base dell’azione per violazione dei diritti di privativa connessi ad una registrazione di marchio e, al contempo, pubblicità ingannevole, presentata di fronte ad una corte federale nei confronti della Melbourne Airport Authority, gestore dell’Orlando Melbourne International Airport (sigla MLB), presso il quale transitano annualmente circa 500.000 viaggiatori. Anche in questo caso, come nel precedente, si è verificata una modifica nella denominazione avvenuta non in maniera repentina, ma frutto di una strategia a lungo termine: nel 2004, infatti, era stato il terminal dedicato ai voli internazionali ad essere rinominato Orlando-Melbourne International Airport e, già a partire dal 2010, una fitta campagna di marketing nei confronti delle principali compagnie aeree era stata messa in atto fino ad arrivare all’indicazione definitiva qualche anno dopo. Il triplicarsi delle visualizzazioni sul sito dello scalo, dovuto, in particolare, al fatto che l’inserimento del termine “Orlando” nella denominazione dell’aeroporto crei una variazione dei risultati tramite i motori di ricerca, fornendo, di conseguenza maggiore visibilità, è una tra le prove evidenti, secondo i legali della GOAA, che nel caso di specie si sia in presenza, oltre che del rischio di confusione da parte degli utenti, altresì della loro induzione in errore. Dal canto proprio, le argomentazioni proposte dai legali della MAA si basano, soprattutto, sull’assunto che il termine “Orlando” sia, in questo caso, utilizzato come “indicatore geografico” al fine di fornire un riferimento ai viaggiatori provenienti da altri Stati che “non associano Melbourne alla Florida” ricordando, inoltre, come già altri aeroporti frequentati dallo stesso pubblico di riferimento presentino lo stesso nome di città e convivano pacificamente.

Se l’azione legale era stata, in un primo tempo, frutto del fallimento di una mediazione fra le parti tentata nel 2017, nel mese di marzo 2021 proprio da parte della GOAA è giunta la proposta di un accordo stragiudiziale secondo cui non soltanto l’Orlando Melbourne International Airport dovrà scambiare la posizione dei nomi delle due città incluse nella propria denominazione, trasformandosi, quindi, in Melbourne Orlando International Airport, ma per effetto del quale obblighi specifici saranno posti a carico dello stesso personale dello scalo aeroportuale. Infatti, a titolo di esempio, ad essi sarà proibito di affermare che il Melbourne Orlando International Airport si trova ad Orlando, sottintendere che esso si trovi più vicino alla città di Orlando rispetto alla posizione reale, ma anche usare mappe o immagini in cui la funzione “zoom” serva allo scopo di nascondere la reale distanza dalla città.

È di qualche giorno fa la notizia che è stata internamente approvata dal MAA la risoluzione che prevede lo scambio di posizione delle parole “Orlando” e “Melbourne” non soltanto nel nome dell’aeroporto, ma altresì in relazione a tutti i marchi, le insegne ed i segni in qualunque modo riferibili al suddetto scalo chiudendo, quindi, una diatriba che si è rivelata lunga ed onerosa. Dal punto di vista delle scelte delle parti coinvolte in vicende di questo tipo, è possibile osservare come, sebbene le argomentazioni a favore della GOAA avessero basi più solide e, quindi, un esito positivo del giudizio instaurato avesse buone probabilità di essere raggiunto, anche in seguito alla crisi del settore dovuta alla pandemia da Covid-19, una soluzione stragiudiziale della controversia sia stata ritenuta preferibile, non soltanto per evitare di sostenere ulteriori costi, ma altresì per ottenere immediatamente risultati tangibili. In ottica sostanziale, la situazione conflittuale appena analizzata permette di meglio comprendere le complesse e interessanti intersezioni fra la tutela dei marchi e quella contro le pratiche commerciali scorrette.

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