Donne e proprietà intellettuale: il report ECP5 rilancia l’inclusività nell’innovazione

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L’accesso alla proprietà intellettuale resta una leva strategica per innovazione e crescita, ma in Europa continua a essere segnato da forti disuguaglianze di genere e generazionali. È questo il quadro che emerge dal nuovo report “Inclusivity in IP, Business, and Innovation”, sviluppato nell’ambito del progetto ECP5 promosso dall’European Union Intellectual Property Office in collaborazione con la rete European Union Intellectual Property Network.

L’iniziativa si inserisce nel Piano Strategico 2030 dell’EUIPO e punta a costruire un ecosistema della proprietà intellettuale più accessibile e inclusivo, con particolare attenzione a donne e nuove generazioni, ancora sottorappresentate nei processi innovativi.

Divario di genere e generazionale ancora marcato

I dati confermano un gap strutturale. Secondo l’European Union Intellectual Property Office, solo circa un quarto delle registrazioni di disegni e modelli nell’UE indica la presenza di una designer donna, evidenziando una significativa sottorappresentazione femminile nella partecipazione al sistema della proprietà intellettuale. Studi congiunti con la World Intellectual Property Organization indicano inoltre che, ai ritmi attuali, saranno necessari oltre 50 anni per raggiungere la parità nelle registrazioni di design e nei brevetti internazionali.

Il divario emerge anche nella ricerca scientifica: se le donne rappresentano circa il 53% dei laureati nelle discipline STEM, solo il 28% raggiunge posizioni senior. Ancora più limitata è la presenza femminile tra gli inventori: secondo l’European Patent Office, nel 2019 le donne rappresentavano appena il 13,2% degli inventori indicati nelle domande di brevetto.

Parallelamente, il tema riguarda anche i giovani: i dati mostrano livelli di consapevolezza dei diritti di proprietà intellettuale inferiori tra i 18 e i 24 anni rispetto alla media della popolazione, evidenziando un deficit informativo che limita la partecipazione ai sistemi IP.

Barriere strutturali e accesso limitato alle risorse

Il report individua ostacoli persistenti che frenano l’accesso alla proprietà intellettuale: scarsa conoscenza del sistema IP, carenza di modelli di riferimento, limitate opportunità di mentoring e difficoltà nell’accesso ai finanziamenti.

Le donne, in particolare, incontrano maggiori difficoltà nel proteggere e commercializzare le proprie innovazioni, anche a causa di bias sistemici già evidenziati da organizzazioni come l’Organisation for Economic Co-operation and Development.

Nonostante ciò, emergono segnali positivi: uno studio statunitense mostra che le donne ottengono registrazioni di marchi con maggiore frequenza rispetto agli uomini quando supportate da consulenti legali, confermando il ruolo cruciale di strumenti di accompagnamento adeguati.

Il progetto ECP5: verso un ecosistema più inclusivo

Per rispondere a queste criticità nasce ECP5 “Inclusive IP Landscape”, una piattaforma di cooperazione che riunisce uffici IP nazionali e regionali e associazioni di utenti in una comunità virtuale.

L’obiettivo è sviluppare strategie concrete per:

  • aumentare la partecipazione di donne e giovani
  • rafforzare la collaborazione tra ecosistemi IP, business e finanza
  • promuovere iniziative di sensibilizzazione e formazione

Le priorità per il futuro

Il report sottolinea la necessità di un approccio più coordinato e sistemico. Tra le azioni chiave:

  • migliorare l’accesso ai capitali
  • rafforzare reti di mentoring e role model
  • colmare il gap informativo sulla proprietà intellettuale
  • sviluppare dati più completi e comparabili sul fenomeno

Secondo la WIPO Pulse Survey 2025, la consapevolezza dei diritti IP cresce nell’Europa occidentale ma diminuisce in quella orientale, segnalando un’ulteriore frammentazione territoriale.

Una sfida sistemica

Il messaggio che emerge è chiaro: il divario di genere nella proprietà intellettuale non è solo un problema settoriale, ma riflette disuguaglianze economiche e sociali più ampie. Senza politiche coordinate e di lungo periodo, il rischio è quello di perpetuare un sistema innovativo poco inclusivo e meno competitivo.

Il progetto ECP5 rappresenta un primo passo verso un cambiamento strutturale, ma la sfida resta aperta: rendere la proprietà intellettuale uno strumento realmente accessibile a tutti.

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