Il dupe che fa leva sugli accostamenti cromatici. Al confine con la tutela del marchio di colore

cromatici rosa

Le calzature da corsa “Clifton” di Hoka, firma francese di abbigliamento sportivo in crescente espansione, sono diventate un vero e proprio must per i runner del presente, complice il design accattivante, ma anche – e soprattutto – i singolari cromatismi pastello, tra tomaia celeste e logo rosa tenue. Dal canto suo, Skechers – azienda collocantesi sul podio statunitense in fatto di distribuzione di scarpe sportive a prezzi ribassati – pare aver mutuato il gusto cromatico di Hoka.

La strategia di Skechers è agevolmente intuibile: la statunitense scommette che il consumatore di riferimento assocerà il peculiare accostamento cromatico alla blasonata concorrente Hoka. La tattica imprenditoriale di Skechers si fonda, in ultima analisi, sul rilievo che il pubblico dei consumatori è sensibile, oltreché all’elemento di design, anche ad analogie e a similarità di altro genere: nel caso di specie, appunto, “di colore”.

Il colore assurge, quindi, ad elemento distintivo e pare idoneo ad evocare la provenienza imprenditoriale del prodotto (e ciò a dispetto del tendenziale atteggiamento cautelativo assunto dalle Corti con riguardo ai marchi di colore).

Skechers confeziona, così, un’alternativa appetibile alla Clifton a firma Hoka, dal prezzo di listino ben più salato, profittando della difficoltà di ascrivere intrinseca tutela al colore in quanto tale. Il sottile (e sfumato) confine discretivo tra il riconoscimento da parte del consumatore ed i “diritti di marchio” assume particolare rilievo in tema di accostamenti e varianti cromatiche, laddove l’idoneità di una certa tonalità di colore ad evocare una data provenienza commerciale non sempre implica che il colore stesso sia dotato di carattere distintivo.

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