CGUE: la libertà di espressione non giustifica l’uso del marchio IKEA in una campagna politica

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Martedì 8 settembre la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata a favore della nota azienda svedese di mobili IKEA in una causa che la vedeva contrapposta al partito belga di estrema destra Vlaams Belang, il quale aveva, nel 2022, lanciato la sua campagna per la presentazione del proprio programma politico dal titolo “IKEA-PLAN – Immigratie Kan Echt Anders”, ovvero “Piano IKEA – L’immigrazione può davvero andare diversamente”.

Il partito belga si faceva, così, promotore di una riforma più restrittiva delle norme attinenti all’asilo e all’immigrazione. Nella suddetta campagna figuravano il nome e il logo di IKEA e i riconoscibilissimi omini che si trovano sui libretti per le istruzioni di montaggio del mobilio. Naturalmente, l’utilizzo del marchio IKEA era avvenuto senza autorizzazione dell’azienda, su stessa ammissione di Vrijheidsfonds, l’associazione legata al partito cui si deve l’ideazione della campagna.

Nel novembre 2022, IKEA si era rivolta al Giudice nazionale belga, che, investito del delicato bilanciamento tra diritti di proprietà intellettuale di IKEA e diritto alla libera espressione di Vlaams Belang, ha posto la questione esegetica al vaglio della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La Corte ha, quindi, stabilito che «il semplice richiamo al diritto alla libertà di espressione non è sufficiente per dimostrare un giusto motivo» sotteso all’uso senza autorizzazione di un marchio registrato. Ha stabilito, cioè, che il partito belga deve riuscire a dimostrare di fronte al tribunale nazionale perché era importante proprio l’uso di quel marchio per veicolare il proprio messaggio, e che non è sufficiente sostenere di averlo fatto per sfruttarne la notorietà. Anche perché, ha osservato la Corte, tale propaganda potrebbe «arrecare un danno – n.d.r. reputazionale – significativo» a IKEA.

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