La U.S. Chamber of Commerce ha pubblicato la 14ª edizione dell’International IP Index, che analizza i sistemi di proprietà intellettuale in 55 economie mondiali, rappresentative di oltre il 90% del PIL globale.
Il report evidenzia un trend significativo: mentre molte economie avanzate stanno indebolendo i propri sistemi di tutela della proprietà intellettuale, diversi Paesi emergenti e a reddito medio stanno compiendo progressi rilevanti, rafforzando le proprie normative e politiche.
Secondo il rapporto, si sta delineando una crescente divergenza a livello globale. Da un lato, alcuni Paesi utilizzano la proprietà intellettuale come leva strategica per innovazione e competitività; dall’altro, altri rischiano di compromettere i propri ecosistemi innovativi indebolendo le tutele.
In particolare:
- Otto Stati membri dell’UE registrano un calo nei punteggi a causa di politiche che indeboliscono la protezione dei diritti IP e l’enforcement dei brevetti, con possibili effetti negativi sugli investimenti, soprattutto nel settore delle scienze della vita.
- Anche negli Stati Uniti, alcune politiche sui prezzi dei farmaci e un’interpretazione più ampia dei cosiddetti march-in rights potrebbero incidere sulla leadership nel campo dell’innovazione biomedica.
Al contrario, economie come Emirati Arabi Uniti, Ecuador, Malesia e Brunei registrano i miglioramenti più significativi, grazie a riforme mirate a:
- modernizzare la legislazione IP
- rafforzare i meccanismi di tutela
- aderire a standard internazionali
Il report conferma il ruolo centrale della proprietà intellettuale nel commercio internazionale. I settori ad alta intensità di IP rappresentano il 31% delle esportazioni di servizi degli Stati Uniti e contribuiscono a un surplus di 1.400 miliardi di dollari.
Tuttavia, permane un gap nell’attuazione degli impegni IP da parte di molti partner commerciali.




