La proprietà intellettuale come leva finanziaria. Rapporto EUIPO

ip backed finance

La proprietà intellettuale può sbloccare miliardi di finanziamenti per gli innovatori europei, secondo un nuovo rapporto EUIPO. L’Europa non soffre di mancanza di idee, ma continua a incontrare difficoltà nel trasformarle in successi imprenditoriali globali.

Lo studio dell’EUIPO evidenzia come uno dei principali anelli mancanti sia il finanziamento. Nonostante la proprietà intellettuale (IP) sia ormai centrale nel valore delle imprese moderne, viene ancora poco utilizzata come leva per ottenere credito, limitando la capacità delle aziende innovative di crescere e competere a livello internazionale.

Lo studio “IP-backed finance in Europe” mette in luce un divario strutturale tra la forte capacità innovativa dell’Europa e il suo sistema finanziario. Sebbene i settori ad alta intensità di proprietà intellettuale generino circa il 48% del PIL dell’UE e il 31% dell’occupazione, molte imprese — in particolare PMI e start-up — faticano a valorizzare i propri asset immateriali per accedere ai finanziamenti. Di conseguenza, alcune aziende ad alto potenziale scelgono di trasferirsi fuori dall’UE alla ricerca di condizioni più favorevoli.

Un mercato con un enorme potenziale inesplorato

Il rapporto stima che il gap di credito per le PMI nell’UE raggiunga fino a 365 miliardi di euro l’anno, di cui tra 70 e 150 miliardi legati a imprese ricche di proprietà intellettuale.

Con un quadro normativo adeguato, la finanza basata su asset IP potrebbe mobilitare tra 30 e 120 miliardi di euro annui, generando un impatto sul PIL fino a 750 miliardi di euro in un decennio.

Tuttavia, la proprietà intellettuale resta in gran parte invisibile nei processi decisionali finanziari: solo il 13% delle imprese che detengono diritti IP ha tentato di utilizzarli per ottenere finanziamenti, e la maggior parte non ha mai effettuato una valutazione professionale dei propri asset.

Sbloccare il potenziale della finanza basata sulla proprietà intellettuale

Il rapporto individua alcune criticità chiave: difficoltà nella valutazione degli asset immateriali, quadri normativi frammentati e mercati secondari poco sviluppati.

Per superare queste barriere, vengono indicate cinque priorità:

  • rendere visibile la proprietà intellettuale
  • attribuirle un valore credibile
  • facilitare l’accesso al credito
  • sviluppare dati e metriche
  • rafforzare il coordinamento

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